Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Adolescenza e meme, piccolo saggio sull’incomunicabilità

Mia figlia, piena zeppa d’adolescenza, racconta di avere scambiato alcuni meme con i cugini d’oltreoceano. “Mandarsi dei meme è uno dei modi migliori per esprimere affetto“, spiega.

Cosa siano i meme lo sappiamo tutti: immagini, a volte accompagnate da un breve testo, a cui può essere dato un significato diverso a seconda del contesto in cui le si utilizza.

Ci sono due tipi di meme: quelli didascalici, di immediata interpretazione, e quelli che esprimono il loro significato attraverso allusioni, sottintesi, letture in filigrana. Gli adolescenti usano questi ultimi.
A complicare la cosa si aggiunge la circostanza che quel sottotesto che rende il messaggio del meme così immediato ai loro occhi, agli occhi di un adulto risulta incomprensibile. I riferimenti alla base del meme adolescenziale, infatti, richiamano serie tv, youtuber americani, tiktoker* australiani, vines e altre misteriose perifrasi  visuali che il genitore del figlio adolescente ignora e che l’adolescente si guarda bene dallo spiegargli.
Non saprei nemmeno da dove cominciare” – conferma la sedicenne – “perché ogni meme ne richiama almeno un altro che si rifà a una app che noi usiamo e voi no, e dentro la quale succedono cose che ignorate”.

Insomma: il meme può contenere il richiamo a un vine che a sua volta richiama un film, in una progressiva erosione del linguaggio che va dritto all’essenziale e di cui i ragazzi sanno decrittare ogni sfumatura. Poi uno dice che si annoiano con le lezioni frontali.

*tiktok e tiktokers: agevoliamo una diapositiva

Per tacere del fatto che possiamo costruire conversazioni complesse attraverso i vines” prosegue implacabile la figlia.

Dunque la tipica incomunicabilità adolescenziale ha subìto un upgrade, ma solo per noi adulti. I ragazzi  invece comunicano a ogni latitudine attraverso dispositivi per colpa dei quali, secondo noi, si isolano dal resto del mondo e lo fanno con un metalinguaggio universale interpretabile solo se si è a conoscenza di certe stories, di certe canzoni non mainstream e di cui pertanto ignoriamo l’esistenza, di app di cui non comprendiamo il senso né riusciamo a capire perché, a un certo punto, tutti i ragazzi postano la stessa cosa senza essersi messi d’accordo tra loro. (Sì, l’ho pensato anche io: sembra un racconto di Bradbury)

Questo aumenta la nostra frustrazione, ma anche la loro: qualche mese fa la mia adolescente di riferimento ha mostrato un meme a suo dire incredibile, inspiegabile e inquietante: la foto di un uovo. Quello che rendeva l’immagine incredibile, inspiegabile e inquietante era il fatto che era stata postata nel 2016 e la didascalia recitava: “questo è un meme del futuro, non potete ancora capirlo“.

“Ed è precisamente così che è accaduto” ha dichiarato poi. E voi, l’avete capito?

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