Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Amore che vieni, amore che vai

Cosa c’è di peggio del perdere un amore?

Ritrovarlo. Appesantito dagli anni e dalla vita, le rughe sul collo, la camicia improbabile, i capelli grigi, addosso un vago sentore di cucine altrui.

La seconda cosa peggiore è immaginare che lui, vedendoci, provi la stessa, lancinante delusione.

La terza cosa peggiore è il retropensiero che forse, se foste rimasti insieme, il vostro amore di avrebbe preservato da vecchiezza e acciacchi e avreste evitato lo sfacelo.

La quarta cosa peggiore è la consapevolezza che nessun altro potrà mai sostituirlo nel nostro cuore, non importa che ci sia qualcun altro al nostro fianco. «Sono insieme al mio compagno da una vita, condividiamo mutui, figli e responsabilità. Eppure ieri, rivedendo l’altro per caso in una città che non è la mia, ho misurato la distanza che separava da quel “noi” e ho pensato: adesso è davvero finita» confessa un’amica.

L’estate è quella stagione in cui caldo e indolenza ci permettono di indugiare nelle vite che non abbiamo vissuto. Se si è abbastanza fortunate si può scoprire che quello che abbiamo conservato in fondo al cuore non è amore, ma la nostalgia di ciò che eravamo.

A ogni modo. Per quella sincronicità che sempre colpisce quando abbassiamo la guardia, assieme a mia figlia ho rivisto il musical Hair che tanto influenzò la mia adolescenza. Nel 1980 avevo 14 anni e mi innamorai di George Berger, l’hippy irriverente, sensibile e sognatore interpretato da Treat Williams. Lui.

Che adesso è così.

Se si va su wikipedia, alla voce “George Berger” è scritto: personaggio immaginario. E lo stesso può dirsi di tanti nostri vecchi amori.

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