Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Ascesa e caduta della Dea Madre

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“Rossella, ancora prima di leggere questo articolo bellissimo volevo scriverti con una proposta per il tuo blog.

Lo so che facebook non è posto adatto, ma questa era l’idea: invece di scrivere su figli e non figli, anziché parlare sempre e soltanto di maternità, perché non concentrarsi sulle donne? Su di noi, magari, 40/50enni con situazioni diverse, mille impegni, tante cose da fare e il rischio di diventare invisibili nonostante l’enorme potenziale umano.

Dovresti raccontare delle piccole e grosse battaglie quotidiane, dei piccoli soprusi, le prevaricazioni che subiamo in quanto donne e a cui siamo assuefatte, non ce ne accorgiamo quasi più. Incominciamo a fare una campagna per riprendere i nostri spazi, la nostra rilevanza nella famiglia, nel lavoro, nella storia, ché i tempi sono maturi. Poi tu vivi in Italia, dove l’idea di emancipazione della donna è piuttosto recente.

Secondo me storicamente è in atto una battaglia contro le donne, confermata dalle principali religioni monoteiste in cui si cerca di distruggere, di assoggettare la vera fonte di vita. La Dea Madre, Madre natura, la stessa Maria madre di Gesù, sono simboli religiosi universali. Noi donne siamo in simbiosi con i cicli naturali dell’universo (cicli mensili che si rifanno alle fasi lunari per dirne una), siamo la vera fonte di vita eterna. Non un Dio mai visto, nascosto nei cieli, ma qui in pelle e carne. Dici che farnetico? O continuo? Sto scrivendo di getto e di pancia, abbi pazienza”

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Continua

“Siamo una minaccia al potere maschile, nei secoli. Se leggi la storia di Montanelli vedrai che tutte le maggiori battaglie sono avvenute in nome di qualche donna potente, o per aggraziarsi favori e discendenza perché gli uomini, si sa, non possono riprodursi.

Nonostante a scuola si studi la Storia declinata esclusivamente al maschile, il patriarcato è una forma di organizzazione molto recente. Nell’emisfero in cui vivo, ad esempio,  ci sono ancora civiltà in cui la donna è vista come fonte di vita e trattata con rispetto e con posizioni di rilievo, nella società e politicamente. Per esempio nelle isole del Pacifico ci sono società matriarcali in cui le donne gestiscono interi clan e prendono le decisione per conto delle loro società. Ma anche li le cose stanno cambiando.

Per dire: la femminilità è valutata cosi’ tanto che ci sono bambini cresciuti come bambine, trattati da bambine, finché da grandi diventano un terzo sesso. Fa’afafine mi pare che si chiamino.

Ma sto divagando. Dicevo: dovresti raccontare dei piccoli soprusi a cui le donne sono assuefatte. Cose minime, ma paradigmatiche. Per dire: perché un rasoio da donna costa tanto di più di quello per gli uomini? Perché un giornalista agli Australian Open può permettersi di chiedere alla tennista ventenne di fare una giravolta per mostrare le mutande – e l’episodio viene considerato simpatico – mentre nessuno si azzarderebbe di chiedere la stessa cosa a Federer?

Che dici, ne parlerai?”

Certo. Spero di esserne all’altezza

 

 

 

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