Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Bellezza contemporanea e altri parossismi

A mia discolpa posso solo dire che il mio ideale di bellezza all’epoca era condiviso e trovava espressione nelle eroine dei fotoromanzi che leggevo dalla parrucchiera (quella che in estate mi tagliava i capelli “alla maschietta” – che Dio la perdoni.)
Siccome si parla di bellezza anni Settanta, e un’immagine vale più di mille parole, agevolo foto delle ragazze che hanno fatto sognare una generazione:

 

Avevano labbra sottili, dentatura approssimativa, cofane gonfie ed erano considerate, ovviamente, bellissime.
Mi chiedo se lo sarebbero anche oggi. Perché oggi ho dedicato mezz’ora del mio tempo a studiare i profili Instagram di ragazze adolescenti o poco più: un tripudio di gambe lunghe, labbra piene, occhi da cerbiattina e zigomi su cui poter affettare il tartufo, e mi sono chiesta come fosse successo che la bellezza avesse cessato di avere caratteristiche umane per diventare irreale e quasi disegnata attraverso programmi di computer grafica.

“Voglio somigliare alla mia immagine modificata di me stessa”

Forse l’escalation era partita dai social e dai programmi di fotoritocco, divenuti semplici e alla portata di tutti, ed era peggiorata con i filtri Instagram. Fatto sta che in breve tempo le ragazze hanno cominciato a somigliare anche nella vita reale alla versione avatarizzata di se stesse.

Nel giro di pochi anni le sopracciglia naturali sono state sostituite da sopracciglia tatuate in grado di cristallizzare gli sguardi in un’espressione altera e perennemente corrucciata; epilazione laser, trattamenti alla cheratina e consapevolezza hanno fatto il resto. Oggi la bellezza delle adolescenti – inspiegabilmente prive della forfora e dei punti neri che affliggevano le loro madri – si è alzata verso standard inarrivabili. Inarrivabili anche per loro: secondo questo articolo pubblicato sul New York Post  il ricorso alla chirurgia estetica da parte di ragazze carine ma non sufficientemente instagrammabili è in crescita costante.
Il chirurgo plastico Tijon Esho, divenuto famoso grazie al programma televisivo “Body Fixers”, dà la colpa ai social media e agli influencer come Kylie Jenner che hanno amplificato e accelerato questa tendenza al punto che le ragazze non si accontentano più di essere belle ma chiedono di somigliare all’immagine di se stesse modificata attraverso i filtri.
E ci riescono! Ci riescono a colpi di contouring e piastra per capelli, l’espressione fissata in un sorriso accennato senza mai mostrare i denti grazie a un perfetto controllo dei propri muscoli facciali, il corpo domato da danza classica e ghisa. Un esercito di ragazze bellissime, omologate nei tratti e nelle espressioni come se ci si trovasse dentro un romanzo distopico, mai soddisfatte del proprio aspetto. I cartelloni pubblicitari affissi lungo le strade della mia città suggeriscono loro una mastoplastica “come quella delle tue amiche” pagabile comode in rate di 50 euro al mese, e mi chiedo se la cosa non ci stia sfuggendo di mano.

Noi adulti ci siamo accorti di questo parossismo verso la perfezione estetica? Probabilmente no, ché siamo vittime della stessa seduzione.
Così, osservando queste splendide aliene che si muovono con la stessa fissità delle loro foto profilo, ripenso con nostalgia a quell’ideale di bellezza possibile rappresentato dalle icone della mia infanzia. Le modelle dei fotoromanzi avevano la stessa inespressività di tanti volti Instagram e non potevano dirsi bellissime. Erano al massimo “molto carine” in un’epoca in cui essere carina era comunque sufficiente.
Eppure, per motivi che non riesco a spiegare a me stessa, preferisco le loro imperfezioni alla bellezza contemporanea declinata secondo i canoni di una sorella Kardashian a caso. Forse era meglio prima. O forse sto solamente invecchiando malissimo.

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