Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Compendio ragionato delle canzoni che non mi piacciono più

Noi ragazze che abbiamo sospirato davanti al mascellone di Sting quando questi prometteva di seguire ogni passo, ogni parola, ogni respiro dell’amata, scambiando la persecuzione dello stalker per passione amorosa (“why can’t you see, you belong to me“), adesso ce ne vergogniamo un po’. Peraltro, lo stesso Sting ha recentemente confessato la propria incredulità di fronte a tale equivoco.

Questo fatto mi è tornato in mente in seguito alla tragedia occorsa nella discoteca di Corinaldo, quando la ricerca di un colpevole ha portato a puntare il dito contro l’unica persona che quel giorno non c’era – il cantante.  Era lui il responsabile morale dell’accaduto ché niente di buono poteva venire da un artista le cui canzoni erano intrise di misoginia, omofobia e razzismo. Non potevamo permettere che i nostri figli ascoltassero quella musica, per una questione di responsabilità genitoriale.

Poi però abbiamo ripensato alle canzoni che ascoltavamo da ragazzi e ci siamo accorti che quei testi che credevamo parlassero d’amore… parlavano d’altro.

Photo by Elijah O’Donnell on Unsplash

Quello che segue è un elenco non esaustivo delle canzoni più brutte che abbiamo cantato e amato prima di accorgerci che facevano schifo.

Bella stronza“, di Marco Masini. Per me, la peggiore in assoluto.

Bella stronza/ che hai distrutto tutti i sogni/ della donna che ho tradito/ che mi hai fatto fare a pugni con il mio migliore amico..
Lui tradisce la propria compagna, litiga con l’amico, diventa violento. La colpa? Della ragazza, ovvio.

Bella stronza/ che hai chiamato la volante quella notte/ e volevi farmi mettere in manette /solo perché avevo perso la pazienza / la speranza..
Povero! Lui la voleva solo picchiare e lei ha chiamato la polizia. Non si fa.

Mi verrebbe di strapparti/ quei vestiti da puttana/ e tenerti a gambe aperte/ finché viene domattina/ ma di questo nostro amore/ così TENERO E PULITO/ non mi resterebbe altro/ che un lunghissimo minuto di violenza
Insomma lui la insulta, la picchia, le attribuisce la colpa delle proprie azioni più meschine, vorrebbe violentarla per punirla di averlo lasciato eppure, agli occhi di lui, quello è un amore tenero e pulito.
Non ho altro da aggiungere, Vostro Onore.

Proseguiamo con Roberto Vecchioni, che è stato anche docente ed educatore.

Prendila te quella col cervello/ che s’innamori di te quella che fa carriera/ Voglio una donna, mi basta che non legga Freud/ voglio una donna donna donna con la gonna gonna gonna“.

Mia sorella odiava questa canzone quando a me ancora sembrava innocua, ma lei è sempre stata parecchi passi più avanti di me.

Ancora, Viola Valentino. Erano gli anni Ottanta, là fuori c’era la Milano da bere, l’edonismo reganiano, le conigliette di Drive In e noi cantavamo così:

Vieni qui e fatti un regalo / Comprami! Io sono in vendita/ e non mi credere irraggiungibile/ Un po’ d’amore, un attimo/ Un uomo semplice/ Una parola, un testo, una poesia mi basta per venir via“.

Insomma, era pure in saldo. A leggere il testo è difficile credere che ci sia stato un periodo in cui si potesse cantare una canzone così, ma è successo. Altra sensibilità. Alcune mamme, quelle che avevano fatto il Sessantotto, si chiedevano sconsolate dove avessero sbagliato.

Ma passiamo ai Mostri Sacri.

“Siamo così/ È difficile spiegare/ Certe giornate amare, lascia stare/ Tanto ci potrai trovare qui/ Con le nostre notti bianche/ Ma non saremo stanche neanche quando/ Ti diremo ancora un altro sì”.

L’apoteosi del’amore sacrificale: soffro ma di nascosto, tu non farci caso, non ti annoierò coi miei problemi. Sono notti che non dormo ma eccomi pronta a fare sesso se ne avrai voglia, anzi, già non ho più sonno.

Non stupisce che un testo del genere sia stato scritto da un uomo – anzi due: Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone – che restituiscono un’immagine stereotipata di donna un po’ isterica ma tutto sommato tenera, emozionata, delicata, pronta a dare tutta se stessa in cambio di un minimo gesto di attenzione. Quello che le donne non dicono è che a questo punto preferirebbero essere la ragazza di Viola Valentino, che almeno è pimpante e propositiva.

La cura” di Battiato. Non me ne vogliate, ma “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie/ Dai turbamenti che da oggi incontrerai/ Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai/ Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore/ Dalle ossessioni delle tue manie” non è esattamente una dichiarazione di stima. Eppure, conosco gente che si commuove alle lacrime.

Un altro classico degli anni Ottanta: “Ti pretendo” di Raf. “Io non ti voglio, ti pretendo, è inutile che dici di no”. Non mi interessa che tu sia d’accordo o meno, sei l’unico diritto che ho.
Questa canzone, devo ammettere, mi infastidiva già da allora eppure la cantavo assieme ad altre di cui non coglievo il sessismo esplicito, come “Oro” di Mango:

Per averti pagherei/ un milione anche più/ perché tu sei oro oro oro/ un diamante per un sì per averti così
distesa pura/ ma tu ci stai, perché accetti e ci stai? E così tu cadi giù/ io non ti voglio già più, inaccessibile non sei, non con gli dei
“.

Dio, che noia questa donna angelicata, asessuata, lontana dalle cose terrene! Lui credeva lei fosse algida, altera, irraggiungibile regina delle galassie; lei invece non solo era terrena e sessualmente attiva, ma forse persino solita espletare bisogni corporali come qualunque essere umano. E allora niente, come non detto, non la vuole più. Il che mi richiama alla mente Battisti e il suo “Mare nero” con la famosa domanda: Cosa vuol dire “sono una donna ormai?“. Lucio, significa che la ragazzina è cresciuta, si è tagliata i capelli e adesso esprime desideri, idiosincrasie e pulsioni proprio come te, come tutti. Ma tu no, tu ti ritrai inorridito di fronte alla mano che ti cerca. Una donna emancipata e intraprendente, che impressione!

Sara, svegliati è primavera“. Lei è una ragazzina lasciata sola ad affrontare una maternità precoce e inaspettata, lui lascia intendere che sia il caso non farla tanto lunga, deve studiare, laurearsi, ma se farà la brava la porterà al mare. Forse un giorno la sposerà, vedremo.

“Dammi il tuo amore, non chiedermi niente/ dimmi che hai bisogno di me. Tu sei sempre mia/ anche quando vado via/ tu sei l’unica donna per me”. Alan Sorrenti non aveva alcun pudore a dettare le sue condizioni per la stabilità della coppia.

Mi dispiace devo andare/ il mio posto è là/ il mio amore si potrebbe svegliare/ chi la scalderà” (Pooh, preistoria). Abbiamo fatto l’amore, è stato bello, arvedecce e grazie. Ora torno dalla mia fidanzata, hai visto mai che nel frattempo si sia consolata altrove.

Se mi lasci non vale“. Vale, vale.

Colpa di Alfredo” di Vasco Rossi non la cito neanche, ché contiene una parola sessista che ho promesso a me stessa di non usare mai.

Ho dimenticato niente?

Post scriptum: una lettrice attenta mi ha suggerito una diversa interpretazione de La cura di Battiato. Riporto le sue parole: “A chi si rivolge Battiato? A nessuno. Lui segue,e ha sempre seguito la quarta via, di Gurdjeff. E la canzone sembra parlare dell‘io interiore, del percorso di crescita ed evoluzione che ciascuno dovrebbe fare. È un Sé più alto che parla a un altro se stesso. L‘Essere Speciale siamo noi, e di noi dobbiamo avere Cura.” Battiato, perdona. Grazie, Carla, per avermi fatto notare l’errore

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