Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Che fine ha fatto Nelly Furtado?

Ieri sera ho trovato in rete lo sfogo di una utente che seguo per eccesso di ironia. «Ho visto un meme orrendo su Nelly Furtado: due foto a confronto, 2000 e 2018. Lei sempre turbofregna a iniezione elettronica, ma il commento medio era: MIODDIO È ENORME!»

Così sono andata a cercare e ho subito trovato delle immagini. Eccone una tratta dal sito donna.fanpage .

nelly-furtado

Adesso che la bellezza di Nelly si stende una cubatura maggiore rispetto a vent’anni fa la trovo persino più bella, ma temo che questo sia una conseguenza dell’avanzare dell’età che avvicina il mio ideale estetico a quello di mia nonna. Per mia nonna bellezza era mezza bellezza, figuriamoci la grassezza. 

All’epoca della prima foto la  invidiavo moltissimo. Per via dei suoi  occhi blu, la carnagione ambrata, gli zigomi su cui avresti potuto affettare il tartufo e gli addominali esaltati da pantaloni cargo a vita bassa, bassa, bassissima, con indossava con toppini aderenti che le lasciavano scoperto l’ombelico, come dettava la moda dei primi anni Duemila.  Sembra ieri, e sono passati quasi vent’anni. All’epoca, però, il Duemila era il futuro e nel futuro bisognava arrivarci bene. Nelly Furtado ci era entrata col corpo atletico e i jeans bassi. La sfida consisteva nel vedere quanto potesse esser basso il taglio di quei jeans senza che cadessero.


Oggi la mia pancia ha un grembiulino di pelle e grasso, residuo delle gravidanze e di mangiate fatte per compagnia, per noia, per disperazione, ma soprattutto per appetito. In quel periodo, però, ero magra a sufficienza da tentare un paragone con lei senza sentirmi completamente cretina. Tanto, la gara del jeans più basso l’aveva comunque vinta Madonna

Non so che aspetto abbia oggi Madonna, non voglio saperlo. Ho paura di scoprire che non è riuscita a tenersi in equilibrio tra la donna che era e quella che è diventata, che il tentativo di fermare il tempo l’ha trasformata nella parodia di quello che è stata. Mia sorella dice che bisognerebbe toglierle Instagram dalle mani, io non voglio saperne niente.

Mi mancano i jeans a vita bassa e l’aspetto atletico, mio e di Nelly Furtado? No, però sì: mi manca più che altro la luce di quegli anni, la spinta propulsiva, l’idea delle possibilità. Mi mancano i figli piccoli, certi errori sul lavoro che mi sembravano condanne a vita e di cui sei mesi dopo non conservavo memoria. Mi manca quella fatica, mi mancano i tornanti che portavano a Merano, mi manca una casa in cui non vivo più. Perché era diventata piccola: la famiglia era cresciuta così come era cresciuta la ciambella attorno ai miei fianchi, i miei anni, le tribolazioni, i viaggi, la vita. Dev’essere successa la stessa cosa a Nelly – un corpo pieno, una vita piena,  ecco perché adesso ride, pingue e felice, splendida nel suo abito bianco. “Mioddio ma è ENORME!” scrivono i puristi del pantalone a vita bassa alzando il sopracciglio. È vero, è enorme. Chi lo dice che sia un male?

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