Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Chi sono le Perennial? (La so, la so!)

Ogni donna ha almeno tre età: anagrafica, sociale e percepita.

La prima compare sui documenti di identità, la seconda è quella che il mondo ci riconosce, la terza si rivela rispondendo in sovrappensiero alla domanda “Quanti anni hai?”

Queste età quasi mai viaggiano in parallelo, giorno dopo giorno si disallineano finché un mattino, al risveglio, le troviamo completamente fuori sincrono. In piedi davanti allo specchio ci sentiamo le stesse di sempre ma il nostro corpo no, lui ci dice che stiamo invecchiando; peggio ancora, il mondo gli dà ragione. Ecco allora riaffiorare sensazioni di incertezza e smarrimento che speravamo esserci lasciate alle spalle: se non siamo più giovani – e decisamente non siamo ancora anziane -, allora cosa siamo?

Facile: siamo Perennial.
Nomina sunt consequentia rerum e in questo neologismo ci rispecchiamo perfettamente ché se c’è una cosa che proprio non sopportiamo è essere connotate anagraficamente, non perché intente a perseguire un irraggiungibile ideale di gioventù, ma perché estranee agli stereotipi legati alla nostra età, che è fluida.

Solo qualche decennio fa saremmo state definite “di mezza età”, oggi siamo donne dell’età di mezzo: la differenza è enorme. L’età di mezzo comprende un universo eterogeneo di madri tardive e nonne in carriera, cinquantenni irrisolte e trentenni da tanto tempo, tanto che il pragmatismo anglosassone ha risolto il problema parlando di ageless generation

“Le donne dell’età di mezzo – o Perennial, se preferisci – sono le madri reali e putative della Generazione X, cioè dei nati tra gli Anni Ottanta e il Duemila” – Spiega Claudia, orgogliosa rappresentante della categoria – “Ma mentre di questa di cui si conoscono desideri e idiosincrasie, ambizioni e paturnie, le Perennial rappresentano un fenomeno trans-generazionale refrattario a ogni categorizzazione. L’unico sistema per individuarle è misurare il loro livello di estradiolo: credo infatti che il loro unico tratto distintivo consista nell’essere in menopausa o in procinto di entrarci. Come questa venga affrontata, poi, è ancora un altro discorso ancora: ho amiche che hanno pianto davanti all’inevitabile e altre che hanno festeggiato una personale festa di liberazione, altre ancora così indaffarate da non essersi accorte di aver esaurito la riserva ovarica, prendendone atto solo quando le figlie hanno protestato per la scomparsa degli assorbenti dalla lista della spesa.”

Non posso che annuire vigorosamente all’analisi della mia amica. Pur essendo ovunque, noi Perennial rappresentiamo un mistero e infatti i media non sanno come approcciarci: quando si rivolgono a noi usano un’affettazione più adatta alle nostre nonne o ci lusingano proponendo un ideale di gioventù che non ci rappresenta né ci interessa. Siamo così inafferrabili che un’agenzia di marketing americana, Superhuman, ha tentato di decrittarci conducendo uno studio su un campione di cinquecento donne dai quaranta ai sessant’anni, poi pubblicato nel magazine The Telegraph. Lo studio ha rivelato che le appartenenti a questa fascia di età sono donne dalla vita piena, interessate al mondo e lontane, nell’aspetto e nello stile di vita, dalle loro madri alla stessa età. Informazioni che sarebbe stato possibile reperire parlando con Claudia.

“Proprio così.” conferma lei “Le donne dell’età di mezzo non si riconoscono nell’accezione comunemente data alla mezza età, quella secondo la quale la menopausa ufficializza l’ingresso nella fase discendente richiedendo aspetto dimesso e atteggiamenti rinunciatari. Al contrario, la menopausa regala i superpoteri perché libera da fluttuazioni ormonali e cicli dolorosi portando stabilità umorale, conoscenza dei limiti e coraggio per superarli”.

Porta anche vampate di calore, secchezze vaginali e altri disagi sufficienti a considerare la perennialità non una speranza, ma una condanna.

“Abbiamo superato ben altre avversità” – taglia corto Claudia “quali menarca improvvisi, innamoramenti da ovulazione e lanci di paracadute durante il ciclo.”

Invecchiare fa schifo ha detto recentemente in un’intervista  Joan Collins, e non posso darle torto. Eppure, secondo me, invecchiare come Perennial, cioè senza porsi il problema di allineare le età, aiuta ad avere meno impicci. Se tutto va bene finiremo rugose, indaffarate e indifferenti ai diktat dell’età, con il rischio che le figlie continuino a depredare il nostro guardaroba  (o viceversa).

Se proprio devo immaginare il mio futuro da Perennial anziana, poi, più che a una Joan Collins inamidata mi trovo a osservare ammirata certe signore immarcescibili che vedo potare ulivi, dirigere uffici, prendere aerei e ammaestrare nipotini: forti come vecchie querce e altrettanto protettive, totalmente a proprio agio con la propria decade quale che sia. Claudia, tu che ne pensi?

“Ci hanno fatto credere che avremmo potuto diventare madri ben oltre i quarant’anni e ora minacciano di mandarci in pensione a settanta – cioè a un’età in cui la nostra prole tardiva sarà ancora in cerca di prima occupazione. Essere Perennial a questo punto non è più una lusinga, ma una necessità. Tanto vale farcela piacere”

(foto di Makhmutova Dina da Unplush cc)

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