Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Chiedere scusa (a tutti coloro che si sono sentiti offesi)

Come sanno tutti quelli della mia generazione, Fonzie non sapeva chiedere scusa

e adesso sembra essere diventato difficilissimo anche per noi.
«Le scelte che ho fatto mi hanno portato a tralasciare gli studi, che ora ho ripreso.  Chiedo ovviamente scusa a chi ha visto in queste scelte qualcosa di offensivo» ha detto la social-star Imen Boulahrajane, aka Imen Jane, famosa per essersi arrogata una laurea, il titolo di economista e quello di paladina nella lotta contro le fake news ed essere riuscita a smentire tutti e tre in un colpo solo.

«Ci scusiamo enormemente con tutte quelle donne che si sono sentite offese dai nostri post» ha scritto il titolare dell’ufficio stampa Il Taccuino dopo aver definito fascista, ridicola e disinteressata al sesso  (le parole esatte sono state: ‘hai troppe ragnatele nella..’) la bookblogger colpevole di aver rilasciato una recensione delicatissima e argomentata con cui spiegava le ragioni per cui non aveva apprezzato il libro che le era stato dato da leggere (l’intera querelle merita la lettura e la trovate qui).

Ecco, a tutti i Fonzie che si scusano con coloro che si sono sentiti offesi devo dire due cose.

La prima: ribaltare la propria scorrettezza su coloro che ne sono vittime è, per l’appunto, una scorrettezza. “Chiedo scusa se qualcuno si è sentito offeso” significa rovesciare i termini della questione, allude a un pubblico particolarmente permaloso. E invece no, bellimiei, si deve chiedere scusa perché si è stati offensivi, violenti, perché è stata raccontata una balla e forse persino commesso un reato; non perché la parte offesa è particolarmente sensibile.

Ph. Toa Heftiba via Unplash

La seconda: imparare a distinguere tra scuse e giustificazioni. Il video del titolare dell’ufficio stampa Il Taccuino su questo è esemplare: le presunte scuse sono in realtà il pretesto per portare giustificazioni che servono unicamente ad addossare ulteriori responsabilità all’interlocutore. “Chiedo scusa, ma lei…” è la frase che apre le porte a ogni nefandezza. Sappiate che lo sappiamo.

Insomma, di scuse apparenti ne abbiamo abbastanza, si chiede invece una presa di responsabilità: ho fatto questa azione, pronunciato certe parole, ho sbagliato e me ne scuso. È così difficile? Eppure, persino Fonzie c’è riuscito.

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