Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

“Anche se hai cinquant’anni”

«Cara Rossella, vorrei che il tuo articolo raccontasse cosa significa essere donna a cinquant’anni. Mi piacerebbe uscisse fuori il tuo punto di vista di donna che lavora, ha una famiglia e che di sicuro ha ancora qualche sogno o desiderio da realizzare».
Rileggo.
«Alla tua età». «Ancora da realizzare».

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Metto a fuoco la mia immagine riflessa nella schermo del pc per cercarvi la donna a cui la mia interlocutrice sta pensando.
Non posso perdere troppo tempo, sono già in ritardo per fare delle telefonate di lavoro, fissare un paio di appuntamenti, spostare gli esami radiologici della figlia di mezzo; più tardi dovrò aiutare quella grande al Grande Salto che da qui a qualche giorno la porterà a vivere fuori casa nei prossimi mesi – anni? – e  nel pomeriggio accompagnare il figlio piccolo a una festa di compleanno. In mezzo a tutto questo devo infilare due articoli e la bozza di un racconto ancora da scrivere, mentre la mezz’ora di work-out casalingo slitterà a questa notte. Forse.

Sì, ce l’ho qualche sogno ancora da realizzare. Ad esempio, dormire.

Agli occhi di un bambino una ragazza di vent’anni è vecchia, agli occhi di una trentenne lo è una donna di cinquanta. Eppure, tra le mie coetanee, l’età è solo una connotazione anagrafica: sono mamme tardive di figli non ancora adolescenti, professioniste che hanno deciso di cambiare lavoro prima che il lavoro cambiasse loro, compagne che hanno trovato un equilibrio nella vita affettiva, o che l’hanno stravolto. Le loro agende sono piene, l’idea di ritirarsi non rientra nei loro progetti. La loro compagnia mi piace, la cerco: quel guizzo di irriverenza e divertimento che colgo nei loro sguardi mi dà coraggio e senso di appartenenza a una generazione che è stata definita, con un colpo di genio, perennial.

Dunque sì, direi proprio che le cinquantenni hanno ancora dei sogni e dei progetti da realizzare a cui sapranno persino dare forma compiuta: perché hanno con sé la visionarietà dei vent’anni, lo spirito propositivo dei trenta, la forza dei quaranta e il disincanto della loro età. E magari a sessanta molleranno tutto per aprire una casa vacanze in un’isola dove è sempre primavera, come ha fatto Gloria a Minorca. Forse perché a una certo punto non ci si accontenta nemmeno più fare dei sogni ma si torna a quelli che avevamo da ragazzi, per realizzarli .

 

(foto da Flickr in licenza cc)

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2 Comments

  1. Veronica

    12 settembre 2017 at 10:30

    Secondo me, NEI FATTI le donne non hanno età. Anzi, più invecchiano meno hanno un’età, visto che gli impegni continuano ad esserci e a volte aumentano.

    La domanda che ti fanno (“anche se hai 50 anni”) è solo un abito mentale.
    Più invecchiano più diventiamo delle highlander, perché tutti hanno sempre (più) bisogno di noi.
    Non entro nel merito, ovviamente

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  2. madonna del piatto

    12 settembre 2017 at 17:47

    Quello che mi incuriosisce è cosa abbia realizzato la signora che ti ha posto il quesito. O forse è una giovincella che ancora non consce il significato profondo del “realizzare”? Io la casa vacanza (sort of) l’ho aperta a 38 anni dopo aver lasciato la carriera accademica, fatto una figlia e messo su un azienda senza sapere nulla di come si lavora in proprio, il primo libro l’ho scritto a 52 e ora a 54 mi trovo con una folla di progetti che mi ci vorrebbero tre vite. L’unica cosa che non mi viene in mente è ritirarmi, basta la salute!

    Reply

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