Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Cinquanta primavere – la recensione di una insider

Per le magie dell’algoritmo “Cinquanta “primavere”, la commedia della regista francese Blandine Lenoir (come sanno raccontare i fatti della vita i Francesi, signoramia..), mi è stata proposta più volte nei miei account social, ancora e ancora. E ancora. Non sarebbe stato necessario: mi aveva convinta il solo trailer.

cinquanta-primavere

Come in molti film francesi anche in Cinquanta primavera c’è una storia intensa costruita sul niente fatta di sguardi, sospiri e allusioni.
Aurore ha cinquant’anni e le palpebre calanti, i capelli ostinatamente lunghi, un ex marito, due figlie ormai adulte e un lavoro precario come cameriera. Sta entrando in menopausa e la portata simbolica di questo momento in cui si smette di essere fertili per diventare qualcosa’altro (ma cosa, santo cielo, cosa?) la sgomenta e la destabilizza, facendole cadere addosso imbarazzi e sensazioni di inadeguatezza che aveva sperato sparissero assieme agli anni dell’adolescenza.

“Cinquanta primavere” è un film che avrei voluto scrivere io, e non solo perché la protagonista – Agnes Jaoui – mi somiglia tanto ma perché, santo cielo, sono io Aurore!
L’età l’ha resa talmente invisibile che le porte a vetri rifiutano di aprirsi al suo passaggio, il signore che la tampina mentre scutrettola inguainata nella gonna in pelle si defila non appena ne intuisce l’età, la figlia le confessa di essere incinta e lei scoppia a piangere ché la ragazza sarà anche pronta a diventare madre, ma lei non lo è a diventare nonna, per Dio! Quando poi cerca lavoro è talmente assediata da donne giovani e piene di estrogeni che si sente costantemente fuori luogo e quando, infine, viene presa come cameriera in un pub, le viene posta la condizione di cambiare il suo nome con un più sexy Samantha, ché la decadenza da sconquasso ormonale dovrà pur essere compensato con qualcosa di attraente.

Insomma, Cinquanta primavere una commedia agrodolce in cui non si ride mai ma si sorride spesso e, talvolta, si singhiozza per eccesso di immedesimazione.

Tre gli episodi per cui guardare il film:

– la signora in tivu che spiega la differenza tra i cinquant’anni degli uomini e quelli delle donne (e lo sguardo di Aurore)

– la comunità delle nonne che vivono assieme, cioè la mia personale idea di vecchiaia serena

– la scena in cui Aurore balla da sola ascoltando I got life di Nina Simone immaginando le figlie tornate bambine vale tutto il film. È in quel momento che mi si sono aperte le cateratte e ho iniziato a singhiozzare forte piena di empatia e nostalgia del tempo che fu. Ma dev’essere stato per via della menopausa

Piangiamo assieme

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