Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Confidenze: quando tutti si chiamavano Greg

confidenze

I bambini degli anni Settanta li ricordano bene, quei pomeriggi vuoti di giochi e di amici in cui la noia non faceva ancora paura.

Io trascorrevo i mesi estivi lontana dalla città, in un borgo umbro dell’alta Valtiberina, assieme a mia nonna. Lei era soddisfatta se mangiavo, giocavo e dormivo, ché ai bambini non veniva chiesto molto di più, così vivevo le mie estati nei cortili e crescevo leggendo le sue riviste da cui imparavo i rudimenti della cura di sé: cento colpi di spazzola prima di andare a letto avrebbero reso i capelli lucidi, le ciglia andavano nutrite con l’olio di ricino, gli impacchi di acqua fredda sul seno lo avrebbero reso tonico, se ne avessi avuto uno. Era bello indulgere in quelle affettazioni che a casa sarebbero sembrate premature e disdicevoli. Dubito, soprattutto, che mi sarebbe stata consentita la produzione di tonico (“Un ottimo astringente!”) con le erbe aromatiche che coglievo nell’orto della nonna.

La vita adulta la imparavo attreverso le pagine di Confidenze, ché le storie pubblicate suggerivano i codici per decrittarla. Come bambina non avevo accesso ai discorsi che sentivo sussurrati dai grandi – amori, lavori, decisioni, scelte di vita – potevo però leggerli nelle pagine della rivista, dentro racconti i cui protagonisti si chiamavano Greg o Sharon ed erano molto belli,  molto tormentati e, a dispetto dei loro nomi esotici, vivevano nella provincia italiana proprio come me.

Mi piacerebbe, a questo punto, poter dire di dovere la mia formazione a romanzi blasonati, ma la verità è che la storia che più ha riverberato accompagnandomi nella crescita era un racconto letto in quelle pagine: una donna costretta a una vita mediocre riusciva a evaderne grazie a modesta quantità di denaro che le consentiva di acquistare dei colori a tempera per dare sfogo alla passione per la pittura, riuscendo a trasformare questa passione in un lavoro da cui acquisiva l’indipendenza economica ed emotiva e, infine, le permeteva una rinascita.
Tutto qui, eppure il senso di possibilità che traspariva dalla storia ha plasmato il mio modo di pensare.

Adesso, sto restituendo il favore. Da qualche mese raccolgo storie di vita che vengono pubblicate su Confidenze. La rivista è molto diversa da quella della mia infanzia, ma ha mantenuto l’atmosfera familiare che conoscevo. Le testimonianze sono accompagnate da approfondimenti di professionisti che la bambina che sono stata avrebbe adorato per la capacità di spiegare certi snodi della vita che richiedono disamine al di là del’annedottica, con un linguaggio contemporaneo. Per me tutto questo ha un significato particolare: una sorte di chiusura del cerchio, la possibilità di restituire il patrimonio di accadimenti, di storie, di testimonianze di cui si è stati protagonisti o si venuti a conoscenza e che spingono a delle riflessioni.

L’ultima in pubblicazione sul nr. 24 è “La ragazza grassa“: una storia di rinascita, com’è nello spirito di questo blog e in una continuazione ideale alla testimonianza della donna che attraverso l’arte ritrovava se stessa.

Share this Story
loading...

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>