Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Cosa pensano le donne della lettera di Andrea Severini

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«Leggendo la lettera che Andrea Severini ha scritto per la moglie Virginia Raggi non ho potuto fare a meno di pensare a quando Sandra Bullock vinse l’Oscar e dopo soli 10 giorni si scoprì che il marito la cornificava con una tizia con le tette rifatte e piena di tatuaggi, e tutti pensarono: “ma vedi te ‘sto stronzo, quanto le ha rovinato la festa!” Ecco, c’è sempre un uomo che, quando vinci qualcosa, ti deve rovinare la festa. Perché non è detto che quella lettera sia meglio della tizia piena di tatuaggi.»

«Sì, sono d’accordo. Quel disgraziato non vedeva l”ora di fare lo spezzabolgia lamentoso e buttarla in caciara sentimental-telenovelica, con quei particolari che ne fanno un personaggio da libro di Stephen King (il tavolino! gli acquisti equosolidali! E quell’abbi cura di te esortativo. Brividi!)»

«Immagino le notti insonni per scriverla, il cestino delle carte pieno di bozze appallottolate, le unghie rosicchiate, la testa di cavallo quale prima opzione, poi abbandonata e lasciata in frigo assieme ai limoni ammuffiti.»

«E insomma: dietro una grande donna c’è sempre un uomo che le rompe il ca..o»

«Ci mancava che le dicesse: e la spesa ora chi la fa? Al bambino chi ci pensa?»

«Neanche scendi più il cane!»

«Tutti quei punti esclamativi. Se ci avesse infilato pure quelli di sospensione sarebbe stato da cartellino rosso.»

«Sarebbe successo il contrario? Una donna che scrive al marito – appena eletto sindaco – che gli manca, perché per loro è un momento di coppia difficile..»

«Non c’è niente da fare: il mondo è pieno di Fonzie»

[sipario]

 

Per associazione di idee: Girl R-evolution: Diventa ciò che sei – di Alberto Pellai, e La metà di niente – di Catherine Dunne

 

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