Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

A cosa serve il papà in sala parto?

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Lo abbiamo pensato tutte, guardando Robbie Williams sculettare al ritmo di Candy mentre la moglie affrontava le contrazioni.

L’ho pensato ancora una volta l’altro ieri mentre il marito di Simona si produceva – per la terza volta nella serata – nel racconto della nascita dell’ultimo figlio narrata in prima persona plurale: abbiamo avuto un travaglio intenso, abbiamo chiesto l’epidurale, siamo riusciti a partorire con tre spinte ben assestate.

Simona, ma come fai a sopportarlo?
“Non chiedermelo” ha ringhiato lei “Non solo era responsabile al 50% della situazione in cui mi trovavo, ma mi sono beccata anche la sua metà di contrazioni!” Il momento peggiore però, ha continuato Simona, è arrivato quando il marito è crollato a terra, semisvenuto. Marito e moglie si sono trovati nella stessa posizione, supini e a gambe sollevate, con l’ostetrica che si occupava di entrambi.

“A cosa serve un uomo in sala parto?” Si chiede la mia amica.

Simona, è per l’appunto quello che mi chiedo anch’io.
Per me il parto è una cosa da donne e avrei preferito che mio marito rimanesse ad attendere fuori. Invece ha assistito, mio malgrado, allo spettacolo del mio squatrasciamento. Un’ora prima non gli permettevo di entrare in bagno se ero io a occuparlo, un’ora dopo perdevo umori e pezzi di corpo in sua presenza.

So che la mia non è un’opinione condivisa, pertanto ho rivolto la stessa domanda alle amiche. Queste le loro risposte:
– il papà in sala parto serve a mordergli la mano;
– ad aumentare gli oppiacei nella flebo, perché è anestesista;
– a fotografarti quando hai la pancia aperta e le budella in bella mostra;
– a ricompilare il foglio con i dati del nascituro, perché io scherzando avevo dichiarato Gattuso come nome;
– a sminuire i suoi disturbi passati, presenti e futuri: “Che ddolooore la sciatica!” “Ciccio, hai presente cosa ho fatto passare io lì sotto?”

“Il papà in sala parto serve a farlo sentire in colpa”
dichiara Massimiliano “ma dopo qualche ora l’uomo già se n’è fatto una ragione pensando che è sempre stato così, echessarà mai un parto, e quanto si lamentano queste donne, e quanto la fanno lunga”.

Sospetto che il suo punto di vista sia più diffuso di quanto si pensi, solo nascosto meglio.
L’ho pensato ricordando il comportamento di mio marito durante la nascita dei nostri figli. Tutte e tre le volte è stato assieme a me durante il travaglio notturno, sonnecchiando sulla sedia. Ogni tanto perdeva l’equilibrio e si svegliava, allora bofonchiava qualcosa tipo “respira, respira” (hai visto mai che me dimenticassi rimanendo in apnea..) per riaddormentarsi immediatamente dopo.

Durante il primo parto però, mentre il ginecologo metteva i punti, l’ho visto farsi partecipe, raggiungere il dottore e mormorargli qualcosa con aria preoccupata. Peccato aver saputo troppo tardi che gli stava dicendo: mi raccomando, bella stretta.

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