Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Cose che che ho imparato dalla maturità: il “meno peggio”

Magari si è disperati – la vita sentimentale langue, quella sociale pure, il lavoro fa schifo – ed ecco che ci si accontenta del meno peggio. E magari si è pure contenti: “Che bello, non sapevo che pesci pigliare finché ho trovato questo menopeggio! Non è quello a cui aspiravo, ma è già qualcosa”. Un amorazzo che non fa battere forte il cuore ma lo sfrucuglia solamente, un lavoretto per il quale non valeva la pena aver studiato tanto, un’amicizia fatta di poche confidenze e tanti aperitivi.
Per un po’ ci si sente in salvo.

Mia nonna sosteneva che bisogna stare bene attenti alle scarpe che si sceglie di indossare perché ci dovremo percorrere molta strada, di fare attenzione che si adattino al nostro piede. Magari hanno un prezzo eccezionale, una bella linea e ottimi materiali, ma ci stanno un po’ strette. Accecati dalla possibilità di indossarle dopo un periodo vissuto da scalzi, decidiamo che anche strette andranno bene. Sarà sufficiente mettere in atto delle strategie – rimpicciolire il piede, che vuoi che sia! – e le compriamo.

Che meraviglia queste scarpe nuove, che linea elegante!
Cinque minuti dopo sul tallone c’è una vescica, la ignoriamo sperando che scompaia da sola. Due ore dopo sul mignolo si è formato un  callo ma pazienza, basterà evitare l’attrito con la tomaia. Dopo mezza giornata non riusciamo a camminare, il piede è dolorante, caracolliamo pieni di nervosismo e malumore dicendoci che il disagio è momentaneo – la pelle si ammorbidirà, il piede si adatterà alla forma della scarpa, o viceversa – la sera sfiliamo le nostre calzature con un senso di sollievo. Adesso che le osserviamo con occhio critico ci accorgiamo che sono anche fuori moda: probabilmente dei fondi di magazzino, ed ecco spiegato perché costavano così poco.

Il giorno dopo non vogliamo più indossarle. Le scarpe, dal canto loro, sembrano rifiutarci a loro volta, ché questo accade: il lavoretto troppo facile ci trova inadeguati, l’amorazzo ci scarica, l’amicizia di una sera non chiama più. La soluzione menopeggio si è rivelata fallimentare.

Molte volte nella vita mi sono accontentata del menopeggio e certamente lo farò ancora. il menopeggio è il sasso scivoloso e instabile che però ti traghetta da una sponda all’altra del fiume e ti salva. Basta non farsi illusioni, essere onesti con se stessi e riconoscere che è necessario ancora uno sforzo per trovare il coraggio di toglierle, quelle benedette scarpe, o tenerle fino a ne troveremo di adatte alla nostra misura – nel qual caso saranno costosissime, si sa, ma a quel punto ne avremo conosciuto il valore.

 

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