Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Pensare ricco, pensare povero

Il mio amico dice che il motivo per cui non ho mai denaro a sufficienza è perché ragiono da povera. I fatti sembrano dargli ragione.

pensare ricco pensare povero

«Vedi» – spiega saputello «Hai preso la multa perché hai scelto un hotel economico, ma senza parcheggio. Spendendo qualche euro in più non solo avresti avuto un comfort maggiore, ma avresti risparmiato denaro e incazzatura».
E ancora: «Il pollo che hai comprato a sei euro è rimasto sul piatto; io l’ho pagato il doppio, ma ha saziato tutti con gusto e per almeno due pasti.»
«La tua camicia acquistata a prezzo stracciato giace in fondo al’armadio; la mia, pagata a prezzo pieno, la indosso di continuo. Alla fin fine, chi è che ha sprecato il suo denaro?».

Invidio il mio amico. Mi piace vederlo scegliere l’abito migliore, staccare l’etichetta e indossarlo subito con soddisfazione. Io sono stata educata al minimalismo estremo e acquisto capi di tendenza solo quando questa è ormai agli sgoccioli (per dire: ricordo una felpa Best Company che mi sono concessa quando Kurt Cobain era già cadavere) e ad aspettare l’occasione giusta per farne sfoggio. La mia è stata una educazione al ribasso che ha influito su tanti aspetti della mia vita – sogni minimi, desideri realizzabili, viaggi modesti, voli a bassa quota – mentre lui – abituato a una personale e incomprensibile grandeur – non solo si gode ogni euro che spende, ma s’è costruito un’esistenza all’altezza delle proprie compulsioni. «Chi più spende meno spende» chiosa fresco di barbiere, vedendomi buttare lo shampoo al morgellone che mi cementifica i capelli (ma tanto conveniente!).

Così, mortificata dall’ennesimo vino a poco prezzo al sentore di tappo e cuoio capelluto, ho provato a imitarlo.
Ho iniziato a fare la spesa scegliendo i prodotti in base al gusto e non alle offerte del volantino, scoprendo alla fine del mese non avevo speso più del solito; a concedermi aperitivi con le amiche così da rendere appagante la giornata a un costo irrisorio; a sostituire la coda di cavallo con un buon taglio di capelli, investimento che si ammortizza a breve termine ma regala soddisfazione a lungo. Banalità che, tuttavia, mi hanno confermato che la capacità di spendere i propri soldi ha poco a che fare con il denaro e molto con l’atteggiamento che si ha verso la vita. «Spendere bene il denaro significa non solo rispettarlo ma, anche, avere fiducia nel futuro» – conferma la mia cicala preferita – «Se non rispetti i tuoi soldi, né permetti a te stessa di godere di quello che acquisti, finisci per avvitarti in una spirale negativa. Se pensi povero, vivi povero.»
Cicala, devi capire che sono cresciuta ispirata dalla morale cattolica secondo la quale il denaro è il male del mondo. Avrei dovuto crescere calvinista: la ricchezza presentata come segno della benevolenza di Dio.

«I soldi sono il male se necessari, venerati, personificati. Vanno semplicemente guadagnati, spesi e goduti: la cosa saggia sarebbe guadagnarne più di quelli che si ha voglia di spendere. Provaci!»

A me  questa continua a sembrare una sciocchezza epperò ho deciso di vedere se, invertendo l’ordine degli addendi,  il risultato cambia, partendo dallo spenderli. Già immagino come andrà a  finire.

 

(foto da Flickr in licenza cc)

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