Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Di cosa parliamo quando parliamo di bellezza

bellezza

Il mio pensiero va alle adolescenti di oggi che sono bellissime, bellissime, belle persino nell’età fisiologicamente deputata alla bruttezza. Hanno pelli a grana fine là dove noi mamme esibivamo brufoli e punti neri, capelli lucidi e fluenti mentre noi lottavamo contro sebo e forfora.
Non camminano, sfilano. I loro guardaroba si arricchiscono ogni mese con le ultime propose del fast-fashion, anche grazie a mamme condiscendenti che alla loro età vestivano col guardaroba smesso dalla cugina più grande e pertanto piene di frustrazioni da compensare (ciao, Simona). Le ragazze di oggi hanno espressioni da Instagram – sopracciglio alzato e sorriso accennato – e io ho paura per loro.
Perché l’adolescenza è un periodo di critica spietata verso se stessi e il proprio aspetto e se noi mamme potevamo confrontarci al massimo con la più carina della scuola, le ragazze di oggi sono costantemente messe di fronte a un ideale di bellezza irraggiungibile perché costruito attraverso filtri e photoshop. Non solo loro, a dire il vero: noi diversamente giovani abbiamo lo stesso problema – ma anche più strumenti per affrontarlo. Le icone di bellezza della nostra gioventù continuano a sorridere dalle pagine dei magazine cristallizzate nei loro trent’anni: Sharon, Nicole, Naomi, Monica, Madonna, sembrano invecchiare a un altro ritmo mettendoci di fronte al mistero della forza di gravità che è una legge e in quanto legge dovrebbe valere per tutti, e invece per loro no.

«Vale anche per loro» risponde Settimio Benedusi, fotografo di moda illuminato e senza peli sulla lingua, durante il talk del DM Lab del 12 novembre. «Il fatto è che le donne di oggi non sono diverse da quelle di due secoli fa, quelle che si privavano dell’aria nei polmoni per potersi stringere nei corsetti, né dalle giapponesi che si amputavano i piedi per caracollare dentro scarpe pensate per le bambole. Non sono diverse nemmeno dalle donne di certe tribù africane che applicano cerchi di legno nel labbro inferiore fino a lacerarlo, né da quelle che si allungano il collo applicandovi cerchi in metallo. Anche oggi le donne si sottopongono a operazioni chirurgiche per sollevare zigomi e piallare nasi, si fanno applicare protesi al silicone,e tutto questo per aderire a un ideale di bellezza che cambia di continuo: ieri sottile come Kate Moss, oggi formoso come Kim Kardashian, rincorrendo modelli costruiti artificialmente attraverso la grafica computerizzata. Sappiate che dietro ogni foto pubblicata ci sono centinaia di scatti e ore di lavoro. Se viene dichiarato pubblicamente che la foto è ritoccata, poi, le settimane di lavoro sono due.»

E dunque di cosa parliamo quando parliamo di bellezza? Una possibile risposta è stata data mesi fa da Peter Lindbergh, autore (per la terza volta!) del Calendario Pirelli 2017 che ha scelto di ritrarre donne vestite, di ogni età e non ritoccate. «Il risultato è opposto a quel codice di bellezza terribile che si vede in giro: donne perfette e orrende, che hanno tolto ogni segno dal volto e dal corpo. Sono sicuro che tra 100 anni, quando le persone vedranno cosa era per noi la bellezza, penseranno che eravamo pazzi» ha dichiarato.
Io e le mie coetanee gli abbiamo rivolto un pensiero colmo di gratitudine. Spero anche le ragazzine.

Letture consigliate: Solo per sempre tua, di Louise O’Neill. Foto da Flickr in modalità creative commons

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