Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Disgrafia, DSA e BES: le strategie di Redooc

Io, mio marito e i docenti abbiamo modi diversi di approcciare la disgrafia di mio figlio: io mi dispero, i docenti decrittano, mio marito sostiene che non vi sia alcuna disgrafia. «Quando si dedicavano mesi a fare cornicette, nessuno era disgrafico», dice.
Sarà.
Il test di valutazione a cui ho sottoposto il ragazzo mostra una velocità di scrittura inferiore alla media, omissione di doppie, separazioni illegali, assenza di accenti, difficoltà nella produzione di grafemi, punteggiatura creativa, alternanza di stampato e corsivo e il resto lo ometto, ché mi sta venendo da piangere. Questo per quanto riguarda la scrittura.
E per quanto riguarda la matematica?

All’ultimo colloquio l’insegnante mi aveva mostrato una verifica in cui numeri e simboli si intrecciavano senza logica apparente, salvo dare risultati corretti. «La capacità di calcolo del ragazzo è alta, quella di dare ordine e rispettare gli spazi, inesistente» aveva poi spiegato la docente. «Ho comunque dato un voto alto, ma attenzione: i colleghi delle scuole medie non saranno altrettanto clementi!». Da lì, le mie paturnie.

La disgrafia di mio figlio è difficoltà lieve (“un’interferenza”, dicono i suoi insegnanti) ma sufficiente a causargli problemi d’ansia ritenuti “di interesse clinico”, con scatti di rabbia e momenti di sconforto e disistima che hanno richiesto il nostro intervento e un percorso terapeutico.
Non ho ancora capito se sia possibile una riabilitazione, ché i pareri sono discordanti: più di un professionista l’ha ritenuta inutile, mentre per mio marito non v’è nulla che non possa essere risolto con tigna ed esercizio. Allo stesso tempo, ho paura che la resa al tablet quale strumento compensativo possa cronicizzare una motilità fine già compromessa.

Per chiarirmi le idee sulla questione ho pianto sulla spalla di Chiara Burberi, founder della piattaforma scolastica digitale Redooc. Chiara ritiene che una didattica inclusiva possa – e debba! – essere di alto livello, e che non c’è difficoltà che non possa essere superata con una strategia adeguata.

Foto di Green Chameleon da Unplash in modalità CC

Il principio su cui si basa Redooc è che non esiste materia che non possa essere capita, se spiegata come si deve.
«Con un motto come ‘nessuno nasce negato’, la piattaforma non poteva ignorare le problematiche legate ai bisogni educativi speciali. Di fatto ognuno di noi ha tempi e modalità di apprendimento diversi, per questo mi piace affermare che in ognuno di noi vi sono peculiarità tali da richiedere strumenti di apprendimento specifici. Insomma, siamo tutti BES!
Per offrire gli strumenti adatti agli studenti dislessici e discalculici abbiamo attivato una collaborazione con i centri SOS Dislessia del professor Giacomo Stella e con Valentina Secchi, esperta in DSA e BES. Grazie alla loro esperienza Redooc si è arricchita di ulteriori funzionalità, quali:
● l’audiolettura di alcune lezioni
● i font ad alta leggibilità come l’OpenDyslexic;
●le mappe mentali, che si possono scaricare e stampare, con cui rendere in forma grafica e intuitiva un ragionamento complesso;
● la retta dei numeri interattiva per imparare intuitivamente addizioni e sottrazioni;
●la tavola pitagorica interattiva per imparare moltiplicazioni (comprese le tabelline!) e divisioni, anche con il resto!
Non mancano articoli a guida e sostegno dei genitori, spesso disorientati verso queste problematiche.»

Insomma, Redooc offre quelle soluzioni che sarebbero state di enorme aiuto a Vittoria.

Il problema di mio figlio, però rimane. Mentre si esercita copiando lettere e cornicette, come vuole il papà, e gioca a Minecraft con gli amici, come vuole lui, il ragazzo può eseguire gli esercizi di Italiano e Matematica per le scuole medie senza dover lasciare il pc. E lì, sullo schermo, può concentrarsi sulle lezioni senza subire il disagio di mano che inciampa.

«Che ne sai che non faccia solo finta di esercitarsi, mentre in realtà continua a giocare a Minecraft?» insiste il marito.

Impossibile: le attività dei ragazzi di età inferiore ai 14 anni possono essere monitorate dal genitore attraverso il proprio profilo.

«Vuoi solo evitare che ti faccia domande a cui non sai rispondere» polemizza il mio futuro ex.

Mmh.. boh, sì, potrebbe essere. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.

 

(in collaborazione con Redooc)

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