Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Donnarumma, sono con te

«La vera verità è che Donnarumma, che a 18 anni porta a casa 6 milioni all’anno senza lavorare per il cartello di Medellín, è il figlio che tutti noi vorremmo» chiosa Francesca. Sono d’accordo, al solito, solo che non vale solo per i ragazzi: ricordo con quanto entusiasmo vedevo mia figlia salire sul polio delle garette locali di ginnastica ritmica prefigurando per lei destini tracimanti gloria e ricchezze (che ingenuità: come se ci si potesse arricchire con gli enjambé!
«Pensateci: è un ragazzo sano, forte, fa il lavoro che ha sempre sognato e che permetterà di sistemare a vita la sua famiglia fino alla terza generazione. Che si può volere di più?»

donnarumma

La storia è nota: il giovane Donnarumma ha preferito le spiagge di Ibiza agli esami di maturità scatenando lo sdegno della rete feroce e le ire della commissione d’esame, per tacere della dabbenaggine di quelli che “i soldi nella vita non sono tutto“, dichiarazione semplice da fare quando quei milioni di euro non se ne stanno comodicomodi nel nostro conto corrente.

Presumo che il ragazzo non smaniasse dalla voglia di diventare ragioniere e che avrebbe dovuto avvertire di questo la commissione d’esame – grave mancanza di rispetto non averlo fatto – ma lo si può biasimare? Carriere sportive di quel livello sono incompatibili con qualsiasi altra occupazione, questo l’ho imparato anch’io quando mia figlia si esercitava negli enjambé, specialmente se promettono di rendere dieci volte l’investimento. Rimane il biasimo: vedere qualcuno guadagnare facendo qualcosa di futile dà fastidio, se la cifra guadagnata è spropositata diventa imperdonabile. Ecco allora che il mancato diploma diventa qualcosa da deplorare, il paradigma dell”ignoranza preferita a un più nobile benaltro.

«Parliamo di un talento unico e spaventoso che destina il ragazzo a diventare uno dei più gradi portieri della storia e pertanto: non sopravvalutate i congiuntivi! Possiamo tollerare i suoi “io credevo che paravo” serenamente e senza sensi di colpa»

«Esatto: il congiuntivo è l’oppio dei poveri»

Sono battute tra amici in rete a cui ridono in pochi: indice accusatore pronto, sopracciglio alzato, ed ecco arrivare il giudizio implacabile «Mio figlio deve imparare cosa è importante nella vita,  e 22 uomini in mutande che rincorrono un pallone non lo sono» dichiara una madre raccogliendo consensi. Perché poche sono le cose che si perdonano agli altri e la ricchezza, come la bellezza o il talento, non sono tra queste.

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One Comment

  1. Caterina

    8 luglio 2017 at 19:53

    Anche il talento senza un po’ di cultura, di rispetto ( magari proprio verso gli insegnanti) e di educazione non sempre porta buoni frutti; ce ne sono esempi eclatanti anche nel calcio…al ragazzo non starebbe male una bella lezioncina…

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