Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Donne, scienza e pregiudizi. Da una storia vera

Davide:
«Ci sono passato anche io, per il pregiudizio in base al quale le ragazze sono meno brave dei ragazzi in matematica. Ero molto giovane, è vero, e questo va a mia discolpa, ma al tempo stesso avevo trascorso tutta la mia vita in un ambiente privilegiato dove scienza e conoscenza sono a disposizione, incoraggiate, sostenute eccetera. Eppure, credevo a questa stupidaggine (non avevo ancora letto gli studi di Saskia Sassen su come il contesto morale determina la validità etica delle nostre inclinazioni rispetto al contesto stesso, comunque).
Poi un giorno, mi occupavo di calcolo computazionale allora, a un convegno mi presentano una ragazza, un po’ più giovane di me, che sta dando il PhD sul calcolo dell’ondulazione delle superfici di Riemann.
Ma è impossibile“, le dico io, “non è mai stato calcolato. Non si può fare. Lo si deduce per approssimazione”.
E lei sorrise e disse: “Beh, non si può fare fino ad oggi. Dal giorno della discussione del mio PhD in poi, si potrà fare con un semplice calcolo”.
Aveva ragione lei.»

Sergio:
«Mai pensato che le donne siano IN POTENZA meno brave. Ma moltissime quando si tratta di scatenarsi, impegnarsi, e lottare con le sfide intellettuali e tecniche (matematica e informatica, soprattutto) si fermano VOLONTARIAMENTE tre passi prima degli uomini ACCONTENTANDOSI di aver superato quanto richiesto e NON oltre.
Questo per motivi vari tutti da indagare.
Non tutte eh. Anche io ho conosciuto un paio di geni al femminile. E molte altre che EVIDENTEMENTE si conformavano limitandosi a superare gli esami E POI BASTA.
Impegno da secchione MASSIMO. Sincera curiosità intellettuale che ti tiene a studiare dopo il 30 e lode…. ZERO.
MI sembra una questione di ormoni, il testosterone che spinge ai limiti alla rischio della salute e oltre, che i maschi hanno e le femmine MENO.»

Barbara:
«In poche righe abbiamo: paternalismo, maschilismo, pregiudizi vari conditi da un tentativo maldestro di cercare una giustificazione scientifica che non sta ne in cielo né in terra -e sono solo le 10 di mattina. Peraltro, vorrei vedere dei dati a sostegno della tua tesi, perché non mi risulta sia fondata. Vedi, caro Sergio, ci lamentiamo del fatto che le ragazze non scelgono le professioni STEM, o scientifiche in generale. Ma è questo genere di paternalistico pregiudizio, mascherato da bonario complimento e moltiplicato per tutti quelli che commentano le scelte di vita di una donna, a far perdere entusiasmo. Non la mancanza di passione.
Comunque è sempre emozionante quando chi non ne sa un cacchio di neurofisiologia ed endocrinologia si mette a elaborare teorie a vanvera.
Immagino che tu, Sergio, ci abbia perso nottate intere a studiarti pet-tc e rm per giungere a questa rivoluzionaria conclusione sul peso che ha il metabolismo neuroendocrino femminile rispetto al maschile in queste questioni.
A questo punto resto in trepidante attesa dei risultati su Klinefelter, Morris e Turner.»

Ragazze, studiate.

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