Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Educazione finanziaria e ragazzi: perché serve (a loro e a noi)

L’educazione finanziaria in Italia è la grande assente dai programmi scolastici e universitari.
La rilevazione PISA (Programme for international student assessment) del 2015 ci rimanda l’immagine di un disastro: i nostri adolescenti sono all’ultimo posto tra i 13 Paesi Ocse presi in considerazione dall’indagine volta all’accertamento del livello di cultura finanziaria nel mondo, e penultimi dei 18 Paesi coinvolti nella ricerca.
Il grande paradosso: siamo una delle Nazioni più dotate di risparmio privato al mondo e una delle più carenti in educazione finanziaria, abbiamo un’economia di importanza sistemica  ma un livello di alfabetizzazione finanziaria da nazione africana. Non lo dico io, è il Corriere delle Sera a farlo.

foto da flickr in modalità cc

Nel momento di transizione che traghetta i nostri ragazzi dall’obbligo scolastico all’istruzione superiore o al mondo del lavoro, i quindicenni non hanno le competenze necessarie per capire la differenza tra uno stipendio lordo e uno netto, per valutare il tasso di interesse di un prestito o per orientarsi tra le varie offerte di mutuo. In altre parole, non sono preparati a valutare i costi della vita adulta né le implicazioni finanziarie che questa comporta. Un po’ come mettersi alla guida senza conoscere la segnaletica stradale.
(Guardate che me ne accorgo benissimo che state pensando alla politica. Vi prego, torniamo a noi)

Dicevamo? Ah, sì, l’educazione finanziaria. Non la facciamo. La scuola non la inserisce nei programmi e il suo insegnamento è demandato alla buona volontà di insegnanti raramente preparati nella materia.
Per affrontare questa lacuna, da pochi anni sono stati predisposti strumenti finalizzati a dare ai ragazzi consapevolezza sulle scelte aventi una ricaduta economica e insegnare loro come realizzare quel difficile equilibrio tra denaro, risparmio e realizzazione personale.
Ad esempio, per esporli ai rudimenti di gestione del budget a e incoraggiarli all’utilizzo di strumenti di pagamento alternativi al contante il M.I.U.R si è fatto promotore del progetto IoStudio  in seguito al quale la quindicenne di mia competenza ha ricevuto una carta prepagata ricaricabile associata a una serie di offerte e servizi e finalizzata a insegnare l’utilizzo di prodotti finanziari di base. Peccato che sia inutilizzabile: il servizio di attivazione è infatti sospeso in attesa che vengano completati gli adempimenti tecnici per “l’adeguamento alle disposizioni europee in materia di contrasto al riciclaggio e finanziamento del terrorismo”. Nel frattempo, la ragazza continua ad arrangiarsi con gli spiccioli.

D’altro canto, noi genitori siamo altrettanto manchevoli e sorprendentemente restii a parlare di denaro in maniera franca e diretta con i nostri figli. Quando sono piccoli diciamo loro che il denaro e il suo utilizzo “sono cose da grandi”, quando diventano grandi ci limitiamo a distribuire potenti “No!” alle loro infinite richieste senza addentrarci troppo in ragionamenti su budget, finanziamenti, tassi di interesse e disponibilità – peraltro argomenti utilissimi quando si tratta di negoziare l’acquisto di un nuovo cellulare.

foto da Flickr in modalità CC

La buona notizia è che ottobre è il mese giusto per porre fine a questo eterno analfabetismo finanziario che ci mette in difficoltà tra le pareti di casa e ci umilia sul palcoscenico internazionale.

La piattaforma scolastica digitale Redooc infatti, da sempre sensibile per vocazione ai temi legati alla cultura finanziaria,  partecipa al mese dell’eduzione finanziaria assieme a Global Thinking Foundation. Questo dovrebbe interessare, nell’ordine:

  • i ragazzi, perché la loro è una generazione che diventa grande in tempi turbolenti e che non potrà sottrarsi al confronto con i coetanei abituati a una maggior indipendenza, anche economica (e qui parlo con cognizione di causa: se non avessi insegnato alla figlia maggiore a gestire il proprio budget mensile probabilmente si sarebbe trovata in maggior difficoltà nella sua vita da expat all’estero)
  • i genitori, perché secondo uno studio recente di Standard and Poor’s l’Italia ha uno dei livelli più bassi di educazione finanziaria in Europa e tra i Paesi industrializzati dell’Ocse: solo il 37% della popolazione adulta possiede nozioni sufficienti per capire come funzionano i mercati, e io non sono tra questi. Eppure è proprio a noi adulti richiesta una più attenta educazione finanziaria per evitare truffe e raggiri e fare scelte consapevoli di risparmio e investimento.
  • le ragazze, soprattutto: l’attenzione  sui temi del risparmio e dell’investimento è particolarmente importante e si affianca alla lotta contro il gender-gap e la violenza economica. Secondo il rapporto PISA sopra citato l’Italia è l’unico Paese in cui le ragazze hanno un punteggio inferiore dei ragazzi (meno 8 punti) anche nell’educazione finanziaria e questa è una lacuna che noi donne proprio non possiamo permetterci (eppure sono così vecchia da ricordare i tempi in cui in famiglia si dava il denaro alla rezdora perché lo amministrasse per conto di tutti. Cos’è successo poi?)

Insomma, secondo l’articolo 47 della Costituzione la Repubblica italiana incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme, poi però demanda al singolo scelte delicatissime su assicurazioni, pensioni, investimenti, senza fornire gli strumenti perché possa agire con cognizione di causa.
È ottobre, mese dell’educazione finanziaria: impariamola noi, insegniamola ai ragazzi

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