Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Elena, che da grande voleva fare l’Etalagiste

Le baby boomers sapranno riconoscere l’emozione: accompagnare la mamma in merceria e perdersi nell’incanto dei nastri colorati, delle stoffe, dei bottoni di madreperla.

Per i nostri occhi di bambine, dei veri tesori.

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La passione di Elena Fiore per quella fetta di mondo creativo nasce da lì, da quei pomeriggi passati ad ammirare i filati nel negozio di Oreste (in ogni paese ce n’è uno).

Io vivevo quelle stesse emozioni nella merceria Da Franca. Se mi concentro sento ancora adesso quel profumo di cotone e rivedo le pezze che la signora Franca mostrava alle clienti con un certo sussiego.
“È mistolino, sa?” diceva schioccando la lingua per accentuarne il valore.

Era tra quei colori e quei tesori che Elena bambina sceglieva i materiali con cui avrebbe creato i propri costumi da carnevale usando fantasia, ingegno e pazienza.

Elena, come sei riuscita a fare della creatività un lavoro?

Innanzitutto ho svolto un corso di studi coerente con le mie passioni: Liceo artistico e poi, a seguire, una specializzazione in disegno su tessuto e una scuola per il fumetto. Questo mi ha permesso di iniziare subito a lavorare nei laboratori di pittura su stoffa, dopodiché sono diventata illustratrice di libri free-lance.
È stata una visita al Park Güell a segnare la svolta. Incantata dai mosaici e colori, decisi che mi sarei occupata di decorazioni. E così, tra cartapesta e mosaici, découpage e altre arti applicate, ho cominciato a collaborare con riviste di settore come Creare, Casaviva, Milleidee, a pubblicare libri su varie arti decorative e progettare le schede creative inerenti ai fascicoli di manualistica creativa per le edicole (bijoux, saponi e candele, pot decorating, decoupage, cucito creativo..)

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E poi, cosa è successo?

È successo che quando ami profondamente qualcosa senti il bisogno di condividerla.
Sette anni fa ho aperto il mio blog . Inizialmente l’avevo pensato come una rivista creativa: cercavo foto di décor nel web, le postavo e le commentavo  spiegando come ottenere determinati effetti.
Poi iniziò un periodo in cui, collaborando per Milleidee, non avevo più tempo per navigare in rete, così decisi di pubblicare alcuni miei lavori. I tanti commenti delle lettrici mi hanno incoraggiato a continuare con la pubblicazione delle mie decorazioni e ora il blog parla di me

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C’è ancora spazio per le creazioni manuali?

Ce ne sarebbe parecchio se si smettesse di deprezzare il fatto a mano abbassandolo al costo di oggetti prodotti in serie. Anche nei siti handmade si vedono oggetti che richiedono ore di lavoro, materiali e idee… svenduti! Un abito confezionato a mano acquista un gran valore anche per tutto il tempo che la sua lavorazione richiede. Paradossalmente, spesso a un oggetto fatto a mano viene conferito un valore inferiore rispetto a quello prodotto in serie. Talvolta è proprio chi crea handmade che, abbassando i prezzi dei propri manufatti, li fa percepire al pubblico come robetta da mercato.
Abbassare troppo un prezzo significa svilire il proprio prodotto, la sua qualità, il suo significato e anche un po’ se stessi, per tutto il tempo, la pazienza e la passione che gli è stata dedicata. E più si abbassa il prezzo, più questo viene percepito come cosa di poco valore.

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Ma tu, esattamente, che lavoro fai?

In questo momento sto lavorando, insieme ad un team di persone meravigliose, per il primo punto vendita di Zodio Italia, un marchio già presente in Francia con diversi negozi. Ha un enorme assortimento di prodotti relativi all’home décor, al materiale creativo, al mondo della cucina, del cake design, eccetera
Al suo interno ci sono l‘atelier di decorazione per corsi e dimostrazioni, l’atelier cucina e – finalmente – uno spazio dove sostare come se si fosse a casa propria, seduti su un divano bevendo caffè, leggendo riviste, facendo knit/crochet..
Il mio ruolo all’interno di questo progetto è quello di etalagiste, termine francese che in Italia non ha una vera traduzione. La mia è una figura a metà tra la decoratrice, l’allestitrice e la vetrinista. Sto lavorando a questi spazi d’ispirazione assieme a una bravissima scenografa e non vedo l’ora di poterli condividere con chi verrà a trovarci.
In Italia mancava un posto così. Ne sarei stata contenta di visitarlo come cliente, figuriamoci poterci lavorare all’interno! L’apertura è prevista per questa primavera e…Vi aspetto tutti lì

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