Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Cos’era bello

«Mi manca andare a mangiare la pizza a vent’anni con quelle tavolate infinite, la confusione, la casa del popolo, la pizza un po’ bruciacchiata, senza pensieri in testa. L’inciucio in corso, gli amici, la chitarra, chi ride, chi ha paura dell’esame, chi crede di morire perché s’e lasciato da poco, chi disegna sulla tovaglia con la crosta della pizza, chi ti dice vieni a fuma’ una sigaretta, chi ti fa sentire Kurt Cobain umplugged nell’autoradio della Uno, chi ti deve dire una cosa importantissima e poi se l’è dimenticata. Mi manca quella cosa lì, la pizza ai quattro formaggi che se poi avevi sete tutta la notte chissene tanto mica dovevi dormire.»

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«Quelle sere le d’estate che dalle finestre aperte arrivava la sigla di qualche programma del sabato sera, e allora canticchiavi Fantastico e non ci pensavi che il fantastico alla fine era quello lì: il cuore di panna, i gettoni telefonici in mano e la fila davanti alla cabina, il disco dei Nirvana in vinile bianco. Si cantava parecchio, a quell’età. E mi manca anche pensare a come sarà quando sarò grande perché lo sono già da un pezzo.»

(Grazie Lau Vaioli per le emozioni che regali)

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