Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Fine dignitosa di un latin lover

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“Apri la bocca che ti metto l’attrezzo”

La bocca è la mia e l’attrezzo è un aspirasaliva. Il latin lover è Alessandro, il dentista più bello che c’è.

“Da quanto tempo vi conoscete?” ha chiesto mio padre la scorsa settimana, mentre tornavo dolorante dall’estrazione di un molare.

Da quanto? Non lo so. Da che ricordi, Alessandro c’è sempre stato.

Sono sicura che fossimo assieme quando mi ubriacai la prima volta (e le volte successive) e anche quando – dopo il primo esame all’università – tentammo di scavalcare il muro della piscina comunale in piena notte per fare un ultimo bagno.

“Ale, ti conosco da una vita e non siamo mai andati a letto”
“Ti ho curato ogni carie e m’è passata la fantasia”

Nonostante Alessandro sia fascinosissimo, andare da lui mi ha sempre messo ansia. Lui lo sapeva e, per evitare che fuggissi dalla poltrona, mi ipnotizzava con i racconti delle nostre amiche comuni con cui aveva avuto una storia.

Laura, Simona, Valeria, Francesca..

“…anca Franciasca?” sgranavo gli occhioni con il trapano in azione. Anche Francesca, certo: era stata lei a sedurlo facendo comparire dal sedile posteriore una bottiglia di prosecco e due flûte.

Quando gli mandai Monica, la mia collega, lo supplicai che la lasciasse perdere. “Ti prego, con tutte ma con Monica no. Lei è una che si innamora e io ci devo condividere l’ufficio”.
Mi bastò vedere lo sguardo di Monica al ritorno dall’ambulatorio per capire che su quella poltroncina era successo di tutto.

Un giorno mi accorsi che gli avambracci di Alessandro erano graffiati. “Sono caduto dalla bicicletta” spiegò lui. La verità venne fuori solo quando l’assistente ci lasciò soli. Le sue amanti avevano saputo le une delle altre e, pur lontane, si misero d’accordo per tendergli un agguato. Alessandro ne uscì malconcio e le ragazze divennero amiche.

“Mi alzo all’alba per andare a correre, lavoro tutto il giorno e la sera sono sempre fuori con gli amici. Compro cibi che non mangio e ho una casa che non vivo” diceva di sé, compiaciuto di quella vita spinta al limite.

Alessandro, l’ultimo dei viveur. Quando le figlie erano piccole, le convinsi che fosse il mio fidanzato.

Per darmi la notizia ha aspettato che la quarta iniezione di anestetico avesse fatto effetto.

“Sono diventato papà”

Ma chi? Tu, Ale? Ma se non sai neanche come si scrive la parola papà. E la mamma chi è?

“Una donna che amo e  con cui sto benissimo assieme. Ogni tanto lei esce la sera con le amiche e io mi coccolo la figlia, stiamo a casa tranquilli. La mattina mi alzo presto e vado a correre, torno a casa e lei ha preparato la colazione; andiamo al lavoro, invitiamo a casa gli amici se ne abbiamo voglia, il nostro frigo è pieno”

Lo guardo. Sta benissimo.

“Sai” dice ancora con espressione incredula “sono proprio felice

(Per associazione di idee: D’amore si muore ma io no di Guido Catalano )

( foto da Flickr in licenza cc )

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One Comment

  1. Vera

    22 aprile 2015 at 15:22

    Ciao, molto carino il tuo blog. Sarei lieta se facessi un salto sul mio e mi dicessi il tuo parere.

    http://www.laverame.it

    Grazie mille,
    Vera

    Reply

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