Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Fioriture tardive

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(nella foto, la pittrice e illustratrice Lisa Congdon – Ph. Karen Walrond per The Thrive Project)

È Tiziana Rinaldi la mia spacciatrice di saggezze. “Leggi questo blog” ha detto, e io ho eseguito. Non potevo fare altrimenti dato che Tiziana, solo un post più avanti, aveva appena tratteggiato la mia personale idea di felicità

“Essere svegliata da pioggia e gabbiani mi ha fatto sporgere stamani dalla finestra che affaccia sulla mia vita parallela numero sette.
Lì ho una libreria sul molo di un porto.
Da qualche parte, su nel nord Europa.
Nella mia libreria abbiamo solo libri di mare, alcuni rari e bellissimi, introvabili: ci diamo molto da fare, anche viaggiando, per procurarceli.
Col vento entrano odore di sale, di olio dei motori, di caffè – accanto a noi c’è un bistrot.
Io indosso lunghi maglioni blu, un po’ lisi, molto confortevoli.
Abbiamo clienti esigenti e un po’ scontrosi, ma ci va bene così. Anche noi lo siamo, a volte – però ridiamo molto assieme.
Di sera, una traballante scala in legno ci porta nella casa, che sta proprio sopra – la notte rimango a lungo alle finestre a guardare il porto che non si ferma mai.
Ecco. Questo è.
Nella vita parallela numero sette”

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Se Tiziana mi suggerisce di conoscere un’artista che vive oltreoceano, io lo faccio.

Hello, grey hair & laugh lines. I am, after all, forty seven years old, so all of that is age appropriate. But for a moment, I was taken aback. I am getting older and it’s showing” scrive Lisa a proposito della foto che la ritrae.

Posso capire il suo sconcerto. È successo di recente che mi esibissi in una lunga e goduriosa risata di gola, di quelle in cui conosci l’immagine  che proietti di te, per poi vedermi riflessa nella vetrina scura che avevo di fronte.

Chi era quella donna che rideva ignara di tutte quelle rughe d’espressione, i lineamenti vinti dalla forza di gravità?
Io. Taken aback.

È quello il momento in cui ti accorgi che età anagrafica ed età percepita viaggiano fuori sincrono.

Il problema, tuttavia, non sono le rughe. È che la tua immagine rimanda una persona che non sei TU. Perché tu devi ancora fare cose che la tua età anagrafica rende inappropriate. Cose che – forse, se fossi stata avveduta – avresti dovuto fare anni prima: costruirti una carriera, viaggiare, compiere azioni avventate per il solo gusto di farlo.

Non è una questione di rughe, povere stelle. Loro sono innocenti, messe lì a segnalare che per certe cose sei fuori tempo massimo.

Ma è a questo punto che Lisa Congdon compie la magia.

“La mia è stata una fioritura tardiva” ammette “ho iniziato a dipingere dopo i 31 anni e la mia carriera ha preso slancio dopo i 40. Mi sono sposata a 45, ho avuto il mio primo tatuaggio a 28 e a 41 mi sono tinta i capelli di rosa. Per ogni anno che passa mi sento sempre più libera e spavalda. Invecchiare è stato per me un processo di liberazione”.

E ancora: “Mi trovo a un punto del mio percorso professionale che i miei colleghi raggiungono verso i trent’anni. Io ne ho 47. Ma non me vergogno: è questo il mio percorso, ed è unico (..)  I think it’s important for people to know there are all kinds of paths, and all kinds of ways to live a life, and all kinds of things you can begin as you age”.

Trovo le riflessioni di questa artista californiana confortanti.

Offrono un alibi, danno sollievo, regalano un’idea di futuro e senso delle possibilità. Sento già che “fioritura tardiva” diventerà il mantra con cui pensare cosa fare da grande, i figli ormai cresciuti e indipendenti, e giustificare certe folcloristiche aspirazioni. Tipo lavorare con Tiziana alle isole Svalbard o in Scozia, in quella libreria dal pubblico scontroso. In effetti, rileggendola, mi accorgo che ha parlato al plurale.

 

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