Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Generazione Z: abbiamo sbagliato tutto?

Abbiamo dunque sbagliato tutto, noi genitori della generazione Z?

Per anni, i pedagoghi assennati ci hanno suggerito di evitare di diventare amici dei nostri figli mantenendo i ruoli ben distinti. E noi l’abbiamo fatto. “Sforzandoci pure molto” chiosa la coach Sabrina Ciraolo “perché, a differenza dei nostri genitori, ci siamo fatti più domande, così tante da rimanerne invischiati correndo il rischio di avvicinarci troppo ai nostri ragazzi e confonderci con loro.”

generazione-z

A ogni modo, alla fine abbiamo imparato a distinguere i ruoli e adesso i bambini, divenuti ragazzi, ci rimproverano di essere superficiali, di tenere le distanze, di non saperci avvicinare a loro, accontentandoci di conoscere i loro voti a scuola ma ignorando quale sia la loro materia preferita.
Confesso di aver letto con perplessità questa lettera pubblicata qualche giorno fa da Repubblica e subito deflagrata in rete, e poiché il suo contenuto ha causato reazioni contrastanti ma unanimi – di consenso da parte dei coetanei dell’autrice, di sgomento da parte degli adulti – ho voluto rispondere per spiegare ai ragazzi della generazione Z che non siamo brutti come ci dipingono.

“Studiare, nutrirsi, vestirsi, lavarsi, pulire, non fare uso di nulla che possa danneggiarti fisicamente, non tornare tardi a casa. Eccoli, i sette comandamenti tradizionali. Ma io mi domando, carissimi adulti, non sarebbe forse il caso di ragionare anche su qualcosa di più profondo?” scrive Daniela, la diciottenne autrice della lettera.

Benedetta ragazza, osserva meglio: quelli che liquidi sbrigativamente come sette comandamenti a noi genitori costano attenzione e premura costanti, notti insonni, sensi di colpa sparsi, lavori appannati dalla routine ma che portiamo comunque avanti per garantirvi cibo, educazione, divertimento e un tetto sopra la testa. Niente di scontato, te l’assicuro: se solo sposti lo sguardo un po’ più in là scoprirai che quello che dai per assodato è un obiettivo lontano, talvolta irraggiungibile, per tanti, troppi tuoi coetanei. Ma non farmi essere pedante, ché non voglio entrare nel ruolo del genitore dolente e sacrificale. Passiamo oltre.

“Se potessi (…) domanderei a mia madre se ha idea di come mi sia sentita quando ho dato il mio primo bacio, di quando un ragazzo mi ha preso per mano la prima volta, del mio primo vero litigio con un’amica. Le chiederei se sa cosa ho provato a fare l’amore per la prima volta. (…) La realtà è che gliele proporrei solo per metterle davanti la verità dei fatti. Per dimostrare che, forse, per un po’, forse giusto negli anni migliori, ha perso qualcosa di sua figlia.”

Credimi: tua madre sa come ti sei sentita.
Il paradosso dell’essere madre è che dentro quella signora sempre di corsa, quella signora che ogni mattina osserva le rughe che le spuntano durante la notte e che perde tempo nei supermercati per valutare le offerte migliori, proprio lì dentro c’è una ragazza che non si capacita di come sia stato possibile svegliarsi un giorno e ritrovarsi nella mezza età. Una ragazza che sa come ci si sente quando si viene traditi e conosce il tourbillon emotivo che si prova quando si fa l’amore per la prima volta, e ti assicuro che se quella vecchia ragazza non fa domande dirette è perché ricorda bene quanto si sentisse violata quando queste venivano poste a lei.

È per questo che abbiamo imparato a leggervi in silenzio e in filigrana: per capire cosa vi passa nella testa e nel cuore senza che nemmeno ve ne accorgiate.
E comunque, Daniela, sai meglio di me che se anche ve lo chiedessimo, non rispondereste.
“Come va?”
“Tutto bene”.
Conosciamo quel tuttobene, sappiamo che nasconde universi a cui tentiamo di accedere decrittando i vostri silenzi, le vostre rabbie e i vostri mugugni. Per rispetto, non per disinteresse.

“Avrei solo voluto più umanità negli adulti intorno a me” scrivi infine.

Daniela, la vostra è una generazione meravigliosa, tanto migliore della nostra. Al netto dei casi di cronaca avete sensibilità, coscienza civile e una presenza a voi stessi che noi genitori alla vostra età non avevamo, persi come eravamo nei pantani di adolescenze protratte ben oltre i limiti anagrafici. Siate indulgenti, voi che siete la nostra versione riveduta e corretta. Sappiate che facciamo del nostro meglio e siamo consapevoli di lasciarvi in eredità un mondo più complicato di quello che abbiamo trovato noi. E quindi, se i tuoi genitori non ti fanno le domande che vorresti, rovescia i ruoli, prova a porgliele tu. Potresti avere delle sorprese.

Libro suggerito in maniera del tutto polemica: Gli sdraiati – Michele Serra – Feltrinelli editore

Share this Story

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>