Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Gioie e dolori della gravidanza tardiva

gravidanza-tardiva
Sono una terzipara attempata, attempatissima: il mio ultimo figlio è nato che avevo quasi 43 anni. Il figlio della menopausa, lo chiamo, perché immediatamente dopo la sua nascita i miei estrogeni mi hanno salutata.

Appartengo a quella generazione di donne cui è stato detto che le gravidanza tardive non hanno bisogno di particolari accortezze per essere portate avanti, e l’idea di un terzo figlio non mi spaventava. Nella mia famiglia di origine la menopausa precoce è un tratto genetico così, compiuti i quaranta, mi sono trovata a chiedermi sempre più spesso cosa mi sarebbe pesato maggiormente al termine dell’età fertile: se la rinuncia a un’altra maternità, o la fatica di crescere un bambino quando la prima infanzia delle sue sorelle era finalmente alle spalle. Ha vinto il timore del rimpianto, così è nato Davide. Avevo quasi 43 anni.
Gravidanza splendida (ma non serena), parto veloce, ripresa velocissima. Davide è un bambino cresciuto in souplesse, senza problemi e autonomo.
Ma chiedetemi come vivo la maternità adesso che ho 51 anni e lui otto. Chiedetemi cosa significa, alla mia età, correre con lui alla ricerca dei Pokemon, parlare di youtuber, ripassare le tabelline e i tempi del modo indicativo, ancora, per la quarta volta. Chiedetemi come mi sento quando vado a prenderlo a scuola e mi trovo circondata da mamme trentenni piene zeppe di estrogeni.
Quello che è difficile, nelle maternità tardive, non è la gravidanza o la prima infanzia, ma quello che viene dopo, quando sei costretta a fare cose che davvero non avresti più voglia di fare. Passare le serate a guardare i cartoni animati, ad esempio, parlare con gli insegnanti, assistere alle recite scolastiche. Quante volte ci si può emozionare per una prima volta? Guardo i progressi di Davide come un film già visto. Ho ancora le forze fisiche, ma non quelle psicologiche, anche perché nel frattempo le sue sorelle sono entrate nel tunnel dell’adolescenza (la più grande ne è persino uscita).

Così questo figlio meraviglioso, amato, desiderato, ha capito presto che certe cose deve farle da solo. Qualche giorno fa, ad esempio l‘ho lasciato dormire mentre un’emergenza mi costringeva a uscire di casa per accompagnare a scuola le sorelle, ma al mio rientro lui non c’era più. Si era alzato e si era preparato la colazione, poi era andato a scuola premurandosi di lasciare le chiavi di casa sotto lo zerbino, nel caso mi fossi dimenticata di prendere la mia copia.
“Goditelo adesso, ché a breve arriva l’adolescenza” dicono le amiche crudeli. L’adolescenza, già. Sono a malapena sopravvissuta alle prime due, quando arriverà la terza avrò quasi sessant’anni. Forse me ne vado di casa prima.

 

(foto da Flickr in licenza cc)

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3 Comments

  1. chiara

    1 aprile 2017 at 22:46

    Amaro questo post… Io ci penso al terzo figlio, e tanto, e tra pochi mesi compio quarant’anni… Una parolina di incoraggiamento me la lasci, anche?

    Reply

    • Rossella Boriosi

      1 aprile 2017 at 23:45

      è la cosa più bella e giusta e coraggiosa che abbia mai fatto. Vai! Hai la mia benedizione.

      Reply

  2. tua sorella

    2 aprile 2017 at 22:15

    Il post che mi serviva.
    Grazie Rossella, sai parlare della maternità anche a noi che di figli non ne abbiamo, e non per nostra volontà.
    Sai essere cruda, giusta e onesta.

    Reply

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