Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Ho vinto i pidocchi con la forza di volontà

Prima che spendiate cifre immorali nei prodotti dedicati allo sterminio dei pidocchi, fermatevi e leggete. Vanto un’esperienza decennale, qualcosa so. Durante gli anni della primaria, i giorni in cui le figlie non sono state infestate si possono contare sulle dita di una sola mano. La lotta contro i pidocchi ha avuto i suoi caduti: tutti gli arredi tessili della mia casa, ad esempio, a cominciare dai rivestimenti di divani e cuscini lavati più volte a 90° (e voglio tacere dell’effetto che i prodotti che utilizzavo avevano sulle teste delle bambine. Povere stelle).

una ragazza che ha risolto il problema

Foto di Adriana Serra /FLickr CC

Magari la domenica sera erano immacolate e completamente spidocchiate ma il lunedì successivo, a scuola, avrebbero partecipato a un rituale chiamato “La classe delle classi” in cui i ragazzini prendevano posto in un’unica stanza permettendo ai pidocchi di tracimare dalla testa dell’unico bambino non bonificato a tutte le altre, e il giorno dopo si era punto e a capo.

“Ma avete preso qualche provvedimento?” chiedemmo un giorno noi genitori ai maestri, grattandoci la testa per la suggestione.
“Certamente” – risposero loro – “Diciamo ai bambini di non avvicinarsi troppo gli uni agli altri”.

Così decisi di denunciare la cosa alla ASL locale inviando una lettera raccomandata bagnata da lacrime e senso di frustrazione. Gli ispettori furono inviati solo al ricevimento della quinta.

“Sono arrivati dei signori con dei guanti di gomma bianchi, e ci hanno controllato le teste” annunciò la primogenita.
“Finalmente! E, ehm, qualcun altro bambino aveva i pidocchi, oltre te?”
“No, nessuno”
“Come, nessuno!?”
“Nessuno a parte Giada, Giulia, Francesco, Massimiliano, Elia, Simone, Ester, Davide, Luisa, Sasha, Vanessa e Filippo”

Ma sto divagando. Dicevo, i pidocchi. Il sistema per debellarli non è chimico, ma meccanico.
Cià, che ripeto:

NON CHIMICO, MA MECCANICO

Questo significa che, nel caso siate proprietari di bambina dalle chiome folte e lunghissime, la prima cosa da fare chiederle di rovesciare la testa dentro la vasca e spazzolare ferocemente, ma proprio ferocemente – magari aiutandosi con un phon -, lasciando che la forza di gravità faccia il suo sporco lavoro. Quando avrete finito con la spazzola, passate al pettinino a trama fitta. Ora applicate dosi inumane di balsamo sulla testa e su tutta la lunghezza del capello e incellofanate il tutto. Il balsamo, belo ricco di siliconi, soffocherà i pidocchi durante le due ore in cui lascerete le taste del bambino ben impacchettata.

Spacchettate, sciacquate. Sciacquate, e sciacquate. Ora fate un normale shampoo, infine date un’ultima sciacquata con una pentola in cui avrete versato acqua calda e aceto. L’aceto eliminerà le uova, le staccherà dal fusto del capello. Insistete dietro le orecchie e alla base del collo.

Fatto.

Replicate la settimana successiva e quella dopo ancora: magari i pidocchi sono scomparsi, ma qualche uovo può ancora schiudersi e ne sono sufficienti un paio per una nuova infestazione.

In alternativa, potete fare direttamente figli adolescenti: le femmine hanno una naturale dimestichezza con la piastra che liscia le chiome e frigge le uova, i maschi con l’acqua e i suoi derivati, e sapranno cavarsela da soli.

Non c’è di che.

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