Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Il cretino (da una storia vera)

«E dunque? Roberta o Giulia?»
«Virginia»
«Cooosa!? Ma no!»
«Senti, non rompermi i .. No, niente. Non volevo»
«Santa pazienza, Virginia no, dai. Virginia no!»
«Vedi? È come ho sempre pensato: non capisci un cazzo di donne. Scusa, m’è scappata anche questa.»

jon-ly-453146-unsplash

«Ti prego, non Virginia. Virginia, no.»

«Ma si può sapere cos’hai contro di lei? Ha classe, sa stare al mondo, è bellissima. Gambe sottili, gestualità da gazzella e quel collo lungo lungo che non finisce mai… »

«Ma per carità..»

«E poi profuma di buono.»

«Odora di chimico. »

«Non capisci davvero un cazzo. Con rispetto parlando.»

«Guarda che le donne le capisco più di quanto tu riuscirai a fare in tutta la tua vita. La tua amica – credimi! – è noiosissima. Prevedibile, pedante, affettata. Finta. Quella che tu chiami eleganza è mancanza di fantasia. Virginia è la classica sciura che ogni sei mesi si studia i video delle sfilate per capire quali saranno i trend di stagione a cui si atterrà pedissequamente senza apportare un frizzo, una reinterpretazione, una botta di fantasia. Quella che tu chiami sobrietà è solo paura di osare un colore che non sia tra quelli di tendenza, un taglio un po’ particolare, un accenno di personalità. Virginia non si lava: si disinfetta. La sua pelle non ha alcun odore naturale, li ha sostituiti tutti con aromi chimici dal retrogusto vagamente ospedaliero. Quella che tu chiami presenza a se stessa è incapacità di lasciarsi andare. Non fare quella faccia adesso, rispetta la mia intelligenza e non far finta di non essertene accorto. È così evidente!
Primo appuntamento: tono allusivo e sottintesi banali da vorrei, non vorrei, ma se vuoi. Lascia intendere e si ritrae una, due, tre volte; se ti mostri esasperato mette su l’espressione offesa della donna ferita nella sua sensibilità.
Secondo appuntamento: petting spinto, qualche sospiro di troppo e fuori sincrono rispetto quanto sta avvenendo. Guarda che me ne sono accorto che la osservavi sconcertato mentre ansimava forte solo perché l’avevi stretta in vita.
Terzo appuntamento: andate a letto seguendo il copione e la gestualità delle fiction americane.: “Io non possoh”, “Lasciati andareh”, “Vengoh”. Ma per carità. Ammettilo, andare a letto con lei è stato imbarazzante. Soprattutto quando ha afferrato il lenzuolo per drappeggiarselo attorno al corpo facendoti rotolare fuori dal letto. Dai, su, confessa che è ridicola»

«Le ho già dato appuntamento. La porto a cena»

«La sola cosa più noiosa di andare a letto con Virginia è una cena con Virginia. Lei non mangia, pilucca. Ordina piatti scenografici di cui si serve per aumentare il numero dei follower su Instagram – principalmente roba vegana a base di semi esotici dal nome insulso – e tenta di colpevolizzarti se mangi cibo normale. La volta che ti sei messo a scarnificare le costicciole alla brace prendendole con le mani si è negata per tre settimane, ricordi? Ma certo che te lo ricordi: da allora ordini solo spaghetti, che lei chiama carbo. E dimmi un po’, ti ricordi quand’è stata l’ultima volta che avete riso assieme?»

«Così su due piedi non..»

«Non c’è. Non avete mai riso assieme. Con Roberta non fate altro»

«Be’,sì, è vero. Ma Roberta..»

«Non storcere il labbro a quel modo quando parli di lei. Roberta è bellissima»

«È grassa»

«È bellissima. Morbida, soffice, burrosa. Affondi le mani in tutta quella carne, la impasti, la mordi, e non ti basta mai. Roberta non sospira, si affanna proprio. Suda, le si mozza il respiro in gola, perde il controllo. Sai cosa mi fa impazzire di lei? Quel rivolo di sudore che le scende sul collo, i capelli attaccati alla fronte, e ti piace il suo imbarazzo, anche: la fronte corrugata, il labbro risucchiato, l’odore acre della sua pelle. È vera, Roberta. È carnosa, sensuale.»

«Anche Virginia è carnosa»

«No, lei è cartilaginosa. È diverso. Virginia suda a comando e solo mentre esegue il programma di work-out studiato appositamente per lei dal suo personal trainer, cioè solo in quelle situazioni in cui il sudore è apprezzato e socialmente accettato. Credo sia quella l’unica situazione in cui Virginia permette al suo corpo di rilasciare umori. Non per infierire, ma temo tu non sia mai riuscito a ottenere altrettanto. Roberta invece..»

«.. è sciatta. L’ultima volta che sono andato da lei aveva dimenticato in nostro appuntamento e si era data al giardinaggio. L’ho trovata scalza, le unghie sporche di terra, coperta solo dalla t-shirt logora che usa per stare in casa. Anziché scusarsi era scoppiata in una risata delle sue: di gola, irrefrenabile, con la testa rovesciata all’indietro.»

«Meravigliosa..»

«Non userei quell’aggettivo, invece me ne vengono in mente altri: trasandata, impulsiva, eccessiva.»

«Dio, quanto ti meriti le virginie! E Giulia, invece? Perché non vai da lei?»

«…»

«Te lo dico io perché: Giulia ti spaventa. L’ultima volta che vi siete visti è stata lei a prendere l’iniziativa. Ti è venuta vicino e ha domandato con aria innocente perché non l’avessi ancora messa contro il muro con la gonna alzata. E ancora oggi fai una fatica tremenda per costringerti a dimenticare che dentro il cassetto del suo comodino hai trovato…»

«Zitto, dai, non me lo ricordare. Sono un uomo vecchia maniera»

«Cioè un cretino.»

«Un cretino, sta bene. Prepariamoci, adesso. Tra mezz’ora dobbiamo essere da Virginia.»

«Preparati tu, e ricordati di prendere quelle pasticchette azzurre che ti salvano dall’imbarazzo: io con Virginia non mi alzo!»

Photo by Jon Ly on Unsplash

Share this Story
loading...