Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Il grande equivoco del “tempo per sé”

“Prenditi una mezz’ora al giorno solo per te”
“Concediti una pausa di sole coccole”
“Viziati con un fine settimana di relax”

Blog e magazines al femminile sono un inno all’individualismo: per la tenuta della nostra stabilità fisica e mentale, dicono, è opportuno ritagliare ogni giorno uno spazio da dedicare a noi stesse. Per fare cosa? Sono le foto che accompagnano questo genere di articoli a dircelo: una maschera di bellezza, ad esempio; un massaggio drenante; una manicure; una rinfrescata a taglio e colore. Quello che viene suggerito è che i momenti che dovrebbero essere solo nostri dovremmo dedicarli a renderci più belle. Per gli altri.
“Ma io non lo faccio per gli altri. Lo faccio per me!

Unplash – Kris Atomic in modalità cc

Obiezione, Vostro Onore.
Se avessi un’ora da dedicare a me stessa, andare dal parrucchiere non rientrerebbe nelle prime cinque opzioni. Prima ci sarebbero: una pennichella in orario di lavoro; lo scroll selvaggio di un social a caso; il binge-watching su Netflix; la telefonata a qualcuno che non sento da tempo; l’abbuffata di cibo ricco di grassi saturi e conservanti di cui solitamente mi privo; la lettura di un libro; una passeggiata in cerca di asparagi.

Spinzettatura delle sopracciglia e maschera idratante, non pervenute. O, per lo meno, non rientrano nelle attività che considererei rilassanti ma tra quelle a cui la mia coscienza sociale richiede che mi sottoponga per sentirmi in ordine.

Non ci facciamo belle per noi stesse, ma in funzione di qualcuno: la bellezza non esiste se non nello sguardo dell’altro e i suoi canoni variano nel tempo e nello spazio (come dimostra questa ricerca). Quindi, quando ci raccontiamo che quella mezz’ora al giorno che dedichiamo a migliorare il nostro aspetto è “tempo per noi”, ci raccontiamo una bugia: quello è tempo per gli altri.
E niente, ci tenevo a dirlo. Nel caso credeste che vi state coccolando, e invece vi sottoponete a un obbligo sociale. L’ennesimo

Per associazione di idee: “Ci vogliono le palle per essere una donna” (che orrenda traduzione di un titolo intelligente..) di Caitlin Moran (2012, Sperling&Kupfer)

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