Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Il profumo dei tigli

Avevo dieci anni e pedalavo come una disperata lungo le strade di un borgo umbro perso tra le anse del Tevere e i monti dell’alta Valtiberina.
Era l’ora più dolce – quella del tramonto – e dovevo rispettare l’orario concordato con la nonna per il rientro. La giornata era stata lunga, noi ragazzini ci eravamo attardati a giocare lungo le sponde del fiume e adesso ero in ritardo.
Nel silenzio della sera si sentivano i primi grilli frinire e l’aria era dolcissima, profumata di erba tagliata di fresco, gelsomino e ginestre. Curvando lungo il viale che mi avrebbe condotto a casa, però, venni investita da un aroma ancora più intenso, così forte da costringermi a fermare a bici, stordita.
Il profumo dei tigli illanguidiva e sprigionava un incredibile potere evocativo.
Non richiamava il passato, ma il futuro.
I tigli in fiore stavano a significare che la scuola sarebbe finita a breve e che l’estate era alle porte. Significavano che forse io e Carlo ci saremmo baciati, ché la primavera – stavo scoprendo in quei giorni – faceva anche quell’effetto lì. Significavano che stavo per diventare grande, ma prima sarei andata al mare e avrei conosciuto nuovi amici e avremmo vissuto tante avventure. Il mondo era pieno di possibilità.
Da quell’anno in poi ogni estate sarebbe stata inaugurata dal profumo dei tigli. Sensuale, dolcissimo, inebriante.

I tigli profumavano, e avevo davanti tre mesi di vacanza.
Profumavano, e progettavo il primo viaggio con gli amici.
Profumavano, e mi innamoravo.
I tigli profumavano quando mi sposavo, profumavano il giorno della prima ecografia e anche l’anno successivo, quando vestii Eva con la sua prima tutina estiva.
I tigli in fiore inauguravano la stagione dei sandaletti e dei giochi nel parco, dei gomiti fuori dai finestrini e delle mamme a spasso con bambini nuovi di zecca.
Poi, il loro profumo è cambiato.
Adesso, se i tigli profumano, significa che bisogna sbrigarsi a organizzare il tetris estivo, ragionata combinazione di centri estivi e vacanze con la famiglia o i nonni.
Profumano, e devi fare la dichiarazione dei redditi.
Profumano, e porti avanti un’estenuante trattativa sull’orario di rientro dalla discoteca.

Io e Claudia aspettiamo appoggiate al muro del piazzale dove a breve sciameranno gruppi di ragazzi. Attorno a noi gli altri genitori. Hanno addosso la spossatezza dei primi giorni di sole, strascicano le parole, si muovono al rallentatore.
«Quanto manca all’uscita dei ragazzi?»
«Cinque minuti, più o meno.»
«Ehi, sentite che profumo questi tigli!»
«Mhh, è vero, profumano.»
«Già. Profumano tanto.»
«Sì.»
«…»
«Avete un antistaminico?»

(Da L’ultima volta che ho avuto sedici anni)

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