Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Indagine sulla scomparsa della camporella

Che bella la primavera! Le piante fioriscono, gli amori esplodono, i desideri assopiti riprendono vigore. Quando ero ragazza il risveglio della natura e quello dei miei ormoni andavano di pari passo, e questo era un problema: se in inverno per appartarsi con il proprio ragazzo era sufficiente trovare un’area isolata e aspettare che scendesse il buio, con l’ora legale il buio non scendeva mai – mai! – e quando finalmente arrivava il tramonto era già ora di tornare a casa a prendersi il cazziatone dei genitori per il ritardo.

camporella

Ci pensavo proprio ieri mentre cercavo asparagi selvatici dentro un bosco di querce e abeti, in cima a una delle tante colline che circondano la mia città. “E se dopo la curva trovo una coppia appartata?” – mi sono chiesta – “Un’auto ferma coi vetri oscurati? Pensa che imbarazzo!”
Ma in realtà  di coppie appartate non ne ho trovate mai. Così, ho dovuto chiedere spiegazioni a mia figlia: scusa, ma voi come fate quando andate in camporella?

“Dov’è che andiamo noi!?”

In camporella.

Occhi sgranati, sguardo perplesso. “Che roba è la camporella?”

  • camporella
    cam·po·rèl·la/
    sostantivo femminile
    Campicello.
    Andare in camporella, ad amoreggiare in luoghi appartati.

Quello che ti sto chiedendo, figlia mia, è dove andate voi ragazzi quando avete bisogno di stare appartati?

Occhi sgranati, guardo perplesso: “Ma.. In camera nostra, no?”.

Già, vero, come ho fatto a non pensarci. Immagino l’espressione di mio padre all’annuncio che sarei andata in camera con Tizio, per favore non ci disturbasse. Io, che sono stata messa in punizione a diciassette anni per essermi fatta riaccompagnare a casa da un poverocristo motorizzato al coprifuoco, cioè prima dell’inizio della festa. E comunque le briglie strette non mi hanno preservato da amorini, amorazzi e camporelle – dunque tanto vale farlo a casa.

Figlia, ora che ci penso: farai mica le cosacce quando sono a casa anch’io!?

“No, macché. I genitori sono fuori, abbiamo tempo e spazi a disposizione.”

Vero, lo hanno, e forse, al netto delle nostalgie delle nostre adolescenze, è anche meglio così. Forse. Non ho ancora deciso.

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