Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Invecchiare come gesto di ribellione alla cancel culture

Mentre lasciavo correre i pensieri, nei fumi della pausa postprandiale, mi è sembrato di scorgere un filo rosso tra l’invecchiamento da contenere a ogni costo e l’Odissea -e non ero nemmeno ubriaca! Non c’è voluto molto tempo perché riuscissi a mettere a fuoco il legame , che aveva a che fare con la cancel culture e l’ideale estetico della bellezza femminile che dal salotto delle sorelle Kardashian ha conquistato il mondo.

Mi spiego:
La cancel culture , nel tentativo di spalmare sulle opere del passato i codici culturali  contemporanei, ha portato ad azioni  grottesche come la cancellazione dell’Odissea dai programmi di studio delle scuole del Massachusetts in quanto non conforme alle nuove sensibilità sulle questioni di genere.

Le sorelle Kardashian, porelle, non hanno fatto niente di male se non costruire un ideale estetico che dalle loro ville californiane è tracimato ai magazine e ai social, ora pieni di sopracciglia tatuate e corpi pneumatici costruiti attraverso squat e chirurgia estetica.

Quell’ideale estetico fatto di fissità, microblading e tossine botuliniche è ovunque – tranne che, per il momento, sulla mia faccia. Scelta non molto apprezzata, devo dire: ho un amico chirurgo plastico, che ogni volta che mi vede, propone una cancel culture di tutte le mie rughe e cedimenti. Una punturina e via le nasolabiali, una passata di laser e via anche le discromie. Ma il fatto che in Massachusetts non si voglia studiare l’Odissea mi irrita così tanto che per puntiglio mi tengo rughe e discromie, cedimenti, e mollezze, ché non esiste che cancelli la storia del mio corpo perché in contrasto con le fissità del tempi moderni. La cancel culture sul mio viso, anche no.

Nei social seguo con ammirazione e invidia delle coetanee che esibiscono guardaroba all’altezza di una vita brillante facendo dei propri difetti i punti di forza: gli occhiali di Sissiottostyle, le morbidezze di Silvia Berri. Donne piene di fascino nonostante – oppure: grazie a -l’età matura. Insomma, se si vuole porre un freno alla frenesia iconoclasta della cancel culture e riconoscere che gli inciampi del passato sono quelli che hanno permesso alla storia di progredire e migliorare, per me bisogna partire da qui: dalle rughe.

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