Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Invidia (“parli solo per”)

invidia

Non c’è alcun gusto nel parlare male verso chi è messo peggio di noi, tanto vale sparlare di chi ha qualcosa in più. Monica Bellucci, ad esempio, che recita in serbo – matronale e splendida – nell’ultimo film di Emir Kusturica On the milky way.
Sono così vecchia da ricordare quando era diciottenne e faceva la modella nel reparto “intimo” di Postal Market: era bellissima già da allora, ma potevo sopportarlo. La credevo francese e lontana, dunque era facile. Divenne più difficile quando scoprii che era italiana, e impossibile quando venni a sapere che abitavamo vicine, così vicine da essere persino compagne di corso all’università.
Adesso quando sento parlar male di lei mi arrabbio come se mi insultassero una persona cara, ché anche se è rimasta bellissima e io no, anche se è ricchissima e io no, anche se è stata sposata con Vincent Cassel e io no, siamo entrambe arrivate sin qui un po’ acciaccate.

Da questa storiella ho tratto alcune conclusioni:

Innanzitutto, l‘invidia è imbarazzante, sempre, perché è la cartina al tornasole delle proprie mancanze e le espone agli occhi di tutti. La sola soluzione possibile è tentare di trasformarla in coach motivazionale per arrivare lì dove si desidera – o per cambiare passo e direzione. Insomma: già che c’è, la si usi in modo produttivo.

Ancora: l’invidia è un sintomo di gioventù. Chi ha vissuto a sufficienza sa nessuno è al riparo da rovesci e che anche la vita più spensierata conosce chiaroscuri;  questo porta a essere indulgenti con tutti – incluso se stessi.

Infine, esiste la possibilità che non ci sia alcuna invidia. “Brutta cosa, l’invidia!” mi capita di  sentire nelle discussioni  come risposta a una critica. La trovo una frase terribile, questa. Tacciare qualcuno di invidia zittisce, interrompe la dialettica, svilisce le argomentazioni dell’interlocutore riducendole a espressione di un sentimento meschino. Il più delle volte, però, la critica è semplicemente manifestazione di un dissenso e l’invidia non c’entra nulla.

Rimane lo stupore di sapere che c’è chi sente dall’altra parte della barricata, tra gli invidiati. Deve essere bellissimo, credersi invidiati. Presuppone una presunzione e una considerazione di sé molto  alte  che, purtroppo, non ho mai avuto e che mi sarebbero servite a uscire da certe impasse personali e professionali e in definitiva a vivere meglio. Credersi invidiati significa autoassolversi, a sfilare nel mondo con atteggiamento distante e altero, sicuri di sé. Un po’ ottusi, forse? Io dico di sì (ma io, si sa, parlo solo per invidia.)

 

(foto da Flickr in licenza cc)

Share this Story
loading...

Related Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>