Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Isolamento e quarantena: cosa hanno lasciato di buono

La saggezza contadina dice che non tutto il male viene per nuocere, persino quando si è in quarantena e circondati da pandemie, devastazione economica e smarrimento generale. Per molti è accaduto quello che spesso succede quando la vita prende direzioni impreviste: dapprima pensi che non sopravviverai, poi te ne fai una ragione, infine scopri è stato meglio così.

Per questo non stupisce percepire, negli ultimi giorni della quarantena, un malessere indefinito e il timore di cadere nella vita di prima, frenetica e senza soste. Quella che si apre nella Fase 2 è una vita in cui i vecchi paradigmi non valgono più, sono cambiate le priorità, siamo cambiati noi. Non lo avevamo messo in conto, non lo avremmo nemmeno desiderato, ma è successo.

Questi che seguono sono pensieri raccolti in rete di persone che nel tempo sospeso della quarantena hanno scoperto qualcosa su se stesse: nuove abitudini, desideri e bisogni che hanno intenzione di portare con sé, per uscire dalla Fase 1 meglio di come vi sono entrate.

disegno di Lau Vaioli

– “Ho questa sensazione interessante, che la quarantena mi stia consentendo di rimettere insieme i pezzi. Che tutta questa forzosa auto-vicinanza, la chiusura dei negozi, questo stare immobili, mi abbiano regalato il tempo per posare cose che stavano vorticose nell’aria come nel tornado di Dorothy.
Ora sono un po’ attonita, ma inizio a sentire i benefici del prendere possesso delle mie stanze, mandando a casa gli abusivi. Non è male, davvero” (Laura Vaioli, illustratrice)

– “Della quarantena vorrei rimanessero i saluti coi vicini da lontano e con la mascherina, quello strano senso di solidarietà da sopravvissuti, gli audiolibri che ho ascoltato e le stelle finalmente visibili in città”

– “Dalla fase 1 mi porterò dietro la liberazione dalle tinte per capelli. Ho smesso di tingermi per pigrizia due mesi fa, ma adesso mi sento libera e felice con la mia bella massa di capelli bianchi. Chi ha un problema con questo, se ne vada altrove”

– “Lo smart-working mi ha costretto a tenere la casa ordinata e riorganizzare gli spazi. Mano mano che liberavo i cassetti, anche la mente si ripuliva. Mi sono accorta di avere capi di abbigliamento che non mettevo da anni, e amicizie che proseguivano per forza di inerzia. Ho buttato gli uni e le altre. Mi sento benissimo portando con me solo l’essenziale”

– “Ho scoperto il work-out casalingo fatto da personal trainer che fingono di essere stanchi per non scoraggiare la gente normale. Ho iniziato con la camminata sul posto di sciure americane con la cofana, proseguito con i circuiti di The Body Project e infine mi sono lasciata irretire da una Gaby Fastner, una signora tedesca che ti massacra senza smettere di sorridere. Così adesso esco dall’isolamento più in forma di come ne sono entrata”

Photo by Kelly Sikkema on Unsplash

– “La parola che non voglio mai più sentire è: performante. Non solo perché orrenda, ma perché richiama a una sorta di corsa affannosa contro il tempo a cui voglio sottrarmi, ora e per sempre. Di questo periodo voglio conservare il tempo e il silenzio. Un silenzio che mi permette di ascoltarmi di più e di prendermela con più calma.”

– “Dopo sarà tutto uno schifo, inutile farsi illusioni. Annegheremo tra sconforto e debiti, ché non la decrescita felice non esiste. A meno che non sia come quando capita un incidente grave e invalidante: ne avresti fatto a meno, ma sei costretto a tirare fuori tutto ciò che hai per andare avanti. Spero che le difficoltà ci consentiranno di trovare i superpoteri che non sapevamo di avere”

– “Dopo aver dichiarato per una vita intera di non aver nulla da mettere, per due mesi non ho dovuto mettere nulla. Però mi sono accorta di aver colpevolmente trascurato l’homewear e di dover rinnovare il parco mutande: in tempo di pandemie, potrei trovarmi in ospedale con l’intimo spaiato. Ma ho superato, forse per sempre, l’idea di avere tanti capi nel guardaroba”

– “Ho sempre saputo che siamo a termine, ma adesso l’ho capito. Così ora avverto l’urgenza di dare significato alle mie giornate. La cosa strana è che ci riesco.”

– “Ho scoperto questa pagina facebook, View from my bedroom, che mi permette di viaggiare con la mente. Forse non vedrò mai quei Paesi lontani, ma in qualche modo di rasserena pensare che il mondo è pieno di bellezza.”

– “In queste settimane di isolamento ho respirato angoscia ma anche lentezza, silenzio, forza. So che tanti cambieranno attività per necessità, a forse molti comprenderanno che correre perdendosi il resto è qualcosa che non vogliamo è più. Come quando attraversi a piedi un percorso che facevi in auto e ti accorgi di tanti particolari che avevo ignorato. Paradossalmente credo che nel rigore della quarantena si sia ritrovata una libertà che avevamo dimenticato.”

A breve dunque si esce. Saremo davvero così bravi da mantenere in vita i nostri propositi? In ogni caso, buona fortuna a tutti

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