Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

La scuola e il disastro svelato dal Rapporto Invalsi. Di chi è colpa, come rimediare

Con un tempismo un po’ crudele, mentre i ragazzi stavano ancora festeggiando la raggiunta maturità il Rapporto Invalsi 2019 ha restituito una fotografia delle loro competenze che lascia sgomenti.

Secondo l’Ente di Valutazione del Sistema Istruzione Italiano, le cui prove sono state introdotte anche al termine della scuola superiore, quasi la metà dei maturandi è “analfabeta” in matematica, il 13% non capisce il senso di un testo in Italiano e solo un terzo di loro è in grado di superare la prova d’ascolto in lingua inglese. Il tutto è aggravato da un preoccupante gap tra studenti del Nord e Sud Italia a scapito di quest’ultimi. “Diseguaglianza educativa“, ho letto in numerosi articoli nelle riviste dedicate.

Di chi è la colpa? Ma è ovvio!

Storditi da una così impietosa disamina ci siamo tutti affannati a cercare un colpevole trovandolo, a seconda del proprio ruolo, nell’impreparazione dei docenti, nell’indifferenza dei genitori o – al contrario – nella loro eccessiva ingerenza nella vita scolastica dei figli, nell’incapacità dei dirigenti, nella svogliatezza dei ragazzi e infine nel taglio indiscriminato delle risorse destinate all’istruzione.

Eppure, qualcosa non torna.

Le prove Invalsi sono finalizzate a verificare la validità del sistema-scuola attraverso la valutazione delle competenze acquisite dagli studenti al termine di un percorso scolastico. La mediocrità che fotografano, secondo me, non rende giustizia all’impegno profuso nello studio e nell’insegnamento. Perché di una cosa sono certa: a scuola si lavora.

Lavorano i docenti chiamati a svolgere compiti di educatori, burocrati e coach motivazionali. Lavorano gli studenti in ostaggio di compiti che erodono il tempo da dedicare alle attività extrascolastiche. Lavorano i dirigenti obbligati a sperimentare l’ubiquità attraverso il sistema delle c.d. ‘reggenze’.  Lavorano infine i genitori, chiamati a un compartecipazione costante alle attività scolastiche.

Leggere, scrivere e far di conto

Insomma si fa troppo, di tutto. Se da un lato si sperimentano sistemi educativi innovativi per l’acquisizione di competenze trasversali, dall’altro si dedica forse minor tempo a rendere profonde le radici della conoscenza.

“Sogno una scuola back-to-basic che insegni a leggere, scrivere e far di conto. Che si soffermi su queste competenze basilari fino a che lo studente saprà capire la matematica, giocare con la logica, riassumere un testo, conversare in inglese.”

A dirlo è Chiara Burberi, founder della piattaforma scolastica digitale Redooc.
Redooc ti supporta dallo smartphone a qualsiasi ora del giorno e della notte (e 1 mese di abbonamento costa meno di 1 ora di ripetizioni), che ti spiega finché non gli dimostri di aver capito, che non cerca scorciatoie, non vuole compiacerti, vuole solo insegnarti e consolidare le tue competenze in Italiano ,Matematica e Scienze quale che sia il tuo percorso scolastico.

L’apprendimento è progressivo e personalizzato in base al tuo profilo. Inutile cercare di lusingarlo, Redooc è incorruttibile.
Unica concessione è lo strumento: il digitale, che consente di passare dal gioco allo studio senza soluzione di continuità (“Metti giù il tablet!” “Ma mamma, sto seguendo il corso di recupero in matematica! Puoi controllare dal tuo account” – true story).

Insomma: va bene il corso per imparare a costruire una meridiana, la pet-therapy col gattino della scuola, l’assemblea delle classi per favorire lo spirito democratico, ma poi bisogna saper fare tre cose – leggere, scrivere e far di conto – ché senza le radici l’albero della conoscenza più lussureggiante rimane comunque instabile.

“Leggere, scrivere e far di conto” –  conferma Chiara Burberi – “E poi ciascuno emergerà grazie alle proprie capacità!”

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