Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

“Le ragazze” di Emma Cline. Recensione

«Alzai gli occhi per via delle risate, e continuai a guardare per via delle ragazze.»

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Quando un romanzo viene annunciato come caso editoriale non riesco a non essere prevenuta, ché per colpa di fascette dai toni iperbolici ho letto  L’eleganza del riccio (autocompiaciuto), Mille splendidi soli (didascalico), L’ombra del vento (parodistico) sino a – Dio mi perdoni – La verità sul caso Harry Quebert (inqualificabile).

Ma nessuna aspettativa è andata disattesa con “Le ragazze” (Einaudi – Stile libero), romanzo d’esordio della giovanissima Emma Cline. Un libro denso, elegante, potente, sorprendente: cattura sin dalla prima frase e poi non si può far altro che proseguire per capire le ragioni di quel senso di tragedia incombente, l’orrore che risuona come una vibrazione sorda nei pensieri della protagonista.
Ogni pagina è un capolavoro che costringe a riflettere su se stessi e a cogliere i sottintesi delle frasi. Le parole – usate fuori dal loro contesto naturale – sono sfumature di colore che dipingono universi di incomprensione e solitudine. Difficile non riconoscere nel dolore della protagonista adolescente le nostre antiche insicurezze:

«A quell’età, il desiderio era spesso un atto di volontà. Uno sforzo tremendo per smussare gli spigoli più duri e deludenti dei ragazzi dandogli la forma di persone che potevamo amare. A distanza di anni avrei capito questo: quant’era impersonale e disorientato il nostro amore, che mandava segnali in tutto l’universo sperando di trovare qualcuno che desse accoglienza e forma ai nostri desideri.»

O quell’urgenza di appartenere a qualcuno capace di liberarci dalla nostra stessa, esasperante presenza; qualcuno per il quale saremmo state disposte a fingere a noi stesse: «Sasha doveva averlo già perdonato per averla mollata lì. Le ragazze sono brave a colorare quegli spazi bianchi di delusione.»

Per colpa di quella solitudine Evie, quattordicenne alla fine degli anni Sessanta, costeggerà i bordi della tragedia e se non ci cadrà dentro sarà per via dell’intervento –  ma non salvifico, no – di un’anima nera.

Così, il timore di trovarmi di fronte a una buona operazione di marketing editoriale è stato disatteso e ho dovuto riconoscere in Emma Cline una scrittrice raffinata, conoscitrice delle sfumature più cupe dell’animo umano e senza alcuna remora a mostrarle al lettore. Non so come abbia fatto una donna così giovane a dimostrare una tale maturità, come sia riuscita a costruire una trama al tempo stesso complessa e scorrevole, e con quale artificio sia riuscita a far vibrare tante emozioni, a mantenere costante il ritmo senza cali di tensione. La traduzione di Martina Testa è impeccabile.
(Narra la leggenda che Baricco si sia rifiutato di leggere il libro, ritenendolo “una fredda operazione delle scuole di scrittura americane”. E niente, quest’uomo sta vivendo proprio un brutto momento)

Le ragazze – di Emma Cline. Einaudi (Stile libero big).

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One Comment

  1. patriziavioli

    2 novembre 2016 at 15:17

    Non parlarmi di Harry Quebert, per carità!

    Ma se questo vale lo leggerò, poi alla domanda su come abbia fatto una ragazza così giovane ecc…ecc.. le vie della narrativa sono infinite :)

    Reply

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