Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

L’imbarazzo dei genitori di figli grandi

figli grandi

La incroci per strada e vi salutate in maniera distratta, abbassi persino un po’ la testa come a dire vedi come sono di fretta, non posso  fermarmi a parlare.

Lei comunque non ti avrebbe trattenuta. Non come una volta, quando ogni occasione era buona per raccontare i progressi delle vostre bimbe in quella silenziosa e inevitabile guerra tra mamme: la sua aveva tolto il pannolino per prima, poi però si era impantanata nell’inappetenza mentre la tua già mangiava di tutto; la tua era atletica, la sua usava correttamente il congiuntivo.

Quando l’elenco dei loro progressi vi aveva annoiate, avevate iniziato a elencarne i capricci. Quello di tua figlia, la volta che aveva pianto ore per un gelato, e quelli dell’altra, che per dispetto aveva nascosto i giocattoli del fratellino.

E ancora, il carattere. Timidissima la tua, la sua esuberante e “che noia tutte quelle feste, signora mia!”.

È facile parlare dei propri figli quando questi sono piccoli: si apre la bocca e si racconta quanto dormono, mangiano, evacuano. Di quella volta che vi hanno vomitato addosso, di quando vi hanno fatto domande imbarazzanti sul sesso, del momento in cui hanno scoperto la verità su Babbo Natale. Le bizze, le paturnie, i traguardi raggiunti prima degli altri, e “la mia ha già il fidanzatino, si figuri”.
E se non si parla di loro li si fa vedere, ché si fa anche prima. Ecco allora la foto del primo bagnetto, del primo giorno di scuola, alla recita scolastica vestiti da ape, tutto sbattuto nei social con l’hashtag più appropriato. Io, per raccontare le storie dei miei figli, ho persino aperto un blog.

È semplice parlare dei figli quando rientrano ancora nella nostra giurisdizione. Poi accade che crescono e diventano persone non diverse dal nostro collega, che sicuramente non sarebbe contento se ne pubblicassimo la foto mentre se ne sta seduto tranquillo sul water. Lo sai tu, lo sa anche la mamma incrociata per strada.
Tua figlia ormai è grande, ha diritto di voto; la intercetti mentre attraversa il parcheggio con le falcate delle diciottenni di gamba lunga, ti vede e fa un saluto festoso prima di salire nell’auto dell’amica – quella inappetente, già.

 

 

(foto rubata al profilo facebook della figlia)

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