Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

L’uomo che ogni donna vorrebbe conoscere

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“Questo amico mi aveva invitato al ristorante assieme a sua sorella, una ragazza che viveva altrove e che non avevo mai incontrato prima. Mi sono accorto subito che qualcosa non andava: lei era magrissima, sembrava angosciata. Ha subito dato disposizioni precise in merito a dove sedersi, cosa mangiare e in che quantità.
Allora ho capito.
Lei ordina una bistecca. Sono vegetariano, ma ne ordino una anch’io. La ragazza inizia a straziare la carne, ne fa bocconcini, cincischia.
Non mi piace la carne – le dico – ma ne mangerò tanta quanta ne mangerai tu. Forza, quindi, aiutami a superare il disgusto e a finirla.
Ho invertito i ruoli, l’ho resa responsabile della mia sazietà. Il giorno dopo il fratello è venuto a dirmi che da tempo non vedeva la ragazza mangiare così tanto”

Questo episodio è paradigmatico per raccontare chi è Michele Cantarelli. Michele – chiedo – come devo qualificarti? Make up artist? Consulente d’immagine? Psicologo?
Lui rimane in silenzio e ci pensa su.

Ho imparato ad amare questa espressione assorta di chi riflette sulla risposta, è un segno di rispetto verso l’interlocutore. Michele non butta le parole a caso, te le sceglie con cura ma senza affettazioni.
Ho cercato dei sostantivi che potessero riassumere la sua persona, ne ho trovati tre: empatia, rispetto, sensibilità. Ma servono a poco: Michele è più banalmente, una persona buona

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“Nei primi anni Novanta ho lavorato per l’Accademia Armonia di Firenze dove operavamo sullo studio e sul cambio dell’immagine.
È stata un’esperienza fondamentale sia dal punto di vista professionale che umano. Prendevamo le persone dalla strada,entravamo in contatto con le loro vite, le loro esigenze, e in base a queste ne rielaboravamo l’immagine. Dopo tre giorni le restituivamo al mondo con un aspetto nuovo ma non stravolto, solo migliorato e coerente con le loro esigenze. Le facevamo sfilare in passerella mentre sullo sfondo venivano proiettate delle slide che le mostravano prima della trasformazione.
Mi resi conto quanto un cambiamento esteriore potesse riflettersi all’interno delle persone, migliorando il loro approccio con il mondo. Ma mi resi conto anche di altro”

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“Mi resi conto che era vero anche l’inverso.
Le persone che arrivano da me non capitano qui per caso: prima hanno compiuto un lavoro su se stesse di introspezione, spesso faticoso,  talvolta doloroso.
Sono donne che faticano a ritrovarsi dopo i cambiamenti fisiologici dovuti al parto o alla menopausa, donne che hanno subito un lutto, una separazione, qualcosa che le ha allontanate da ciò che erano. Persone che si sono messe – o che la vita ha messo – in secondo piano.
Quando vengono da me il loro aspetto non le rappresenta più e sentono la necessità di ridefinirsi, di mostrare al mondo che sono tornate a volersi bene.
Io su questo ho una grande responsabilità. Non posso limitarmi a studiare il colore, o il trucco, o il taglio che starebbe loro meglio. Se così fosse, il mio servizio sarebbe intercambiabile con quello di qualsiasi altro consulente d’immagine. Io invece voglio capire quello che loro sono diventate, conoscerne le storie, trovare il problema anche quando questo viene nascosto in mezzo alle parole, così che possano guardarsi allo specchio e riconoscersi nella loro evoluzione.
È questo cercare la corrispondenza tra il mondo interiore e l’aspetto esteriore la parte migliore del mio lavoro”

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Le persone vanno rispettate. Mi capita di raccogliere confidenze dolorose, o di accorgermi che la persona su cui lavoro ha un rapporto patologico col cibo, o che vive un disequilibrio, ha qualcosa che l’ha ferita.

È quello il momento in cui sospendo il giudizio e tengo aperti i canali di comunicazione, mi pongo in ascolto. Diversamente, la persona affidata alle mie cure si chiuderebbe in se stessa, per autodifesa, e il mio lavoro sarebbe vanificato.

Per usare una metafora: capita di mangiare un piatto particolarmente buono perché si sente al palato che è stato preparato con amore e quella dose di amore fa la differenza.
Nella mia professione è la stessa cosa. Il rispetto e la sensibilità verso il vissuto delle mie clienti, anche quando vengono semplicemente per farsi dare una rinfrescata al trucco, sono fondamentali per il buon esito del lavoro.
Le persone che arrivano a me sono persone in rinascita. Devo capire da dove parte questa voglia di rinascita, andare a fondo della persona e usare le stesse attenzioni di una doula”

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“C’è una parola che non uso mai ed è problema. Ogni tanto una cliente mi dice di avere un problema estetico. I problemi sono altri, quelle legate all’estetica sono particolarità. Le particolarità del nostro viso, le asimmetrie, le dissonanze possono trasformarsi in un punto di forza.

Ho insegnato Design e Disciplina della moda presso l’Università di Urbino in qualità di cultore della materia. È interessante il periodo che va dal 1970 in poi, quando la moda smette di essere imposta dall’alto da personalità iconiche e inizia a essere reinterpretata secondo le esigenze delle persone e modellata su di esse, in un caleidoscopio di stili e di possibilità che consentono di esprimere una persona al meglio. Una domanda che spesso mi viene fatta è: Michele, cosa va di moda. Rispondo: quello che ti sta bene

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Quando Michele parla, ti guarda negli occhi e ti “vede”. Capisco perfettamente perché le donne in rinascita gli si affidino.

Si è divertito a giocare con la mia faccia durante l’intervista (no, non è vero: io mi sono divertita a farmi truccare, ché è una cosa che non faccio mai. Mi sono presentata a lui coi capelli alla Maga Magò, ricrescita e una camicetta penitenziale. Michele ha accusato il colpo e minacciato – o promesso, a seconda – che al prossimo giro mi toglierà di dosso quell’espressione da Biancaneve attempata che trova poco coerente con la mia persona. La sfida è aperta)

Michele – ho chiesto – e se qualcuno volesse affidarsi alle tue cure?
“Fa’ una cosa, pubblica il mio cellulare”
Ma posso?
“Certo! Adesso sono a Perugia ma a breve si aprirà la stagione dei matrimoni e sarò in giro per il mondo a coordinare sposi e invitati”
Il cellulare di Michele Cantarelli è 335 662 3067
indirizzo email cantarellimichele@libero.it. Fatelo parlare mentre lavora,ascoltarlo è un piacere

(Per associazione di idee: Clio Make Up – lezioni di trucco dalla regina del web – Best Bur)

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