Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

“Mai più così vicina” di Claudia Serrano

Miss Lagna incontra il Milanese Abbrutito – ma cosa dico, abbrutito: orrendo, egotico, mostrificato. Finirà malissimo. D’altronde, cosa ci si può aspettare da un uomo che sa declinare minuziosamente i rituali con cui sfogare fisime e affettazioni ma incapace di dar voce alle emozioni più semplici?

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Per quel mistero che è la sincronicità, sono inciampata nel romanzo di Claudia Serrano “Mai più così vicina” immediatamente dopo aver letto il romanzo di Fioly Bocca “Un luogo a cui tornare” e mi ha stupito trovare in entrambi gli stessi topoi letterari: l’editore ricco, bello e maledetto, la ragazza sprovveduta ma talentuosa che si imbatterà in lui, il tentativo di lei di cambiarlo con la forza dell’amore, la resa dolorosa che condurrà a una nuova consapevolezza di sé.

So per esperienza diretta che il genere di uomo descritto nel romanzo esiste: è lo stitico sentimentale che ti tiene sempre sull’uscio della sua anima senza invitarti a entrare mai, quello che io vorrei, non vorrei, ma se vuoi. So che questo uomo esiste – lo so! Solo, mi chiedo perché le autrici avvertano in maniera così potente l’esigenza di farne una narrazione quasi epica, facendo del legame disfunzionale con persona egocentrata un modello irraggiungibile di felicità sentimentale. Il cliché che prevede un lui risolto e una lei ingenua e affamata d’amore aveva già esaurito tutta la sua forza con Henry Higgins e Eliza Doolittle eppure continuiamo a sbatterci contro, farci del male, raccontarne la storia (per metabolizzarla?)

So anche che tutto è stato già scritto e che  a fare la differenza è il linguaggio con cui si racconta. Claudia Serrano scrive proprio bene, la sua prosa è fluida e si intuisce la soddisfazione di chi si diverte a usare le parole per dare alla scena dimensione, odori e sapore; ho seguito ammirata le sue acrobazie verbali finché, a pagina 203, sono incappata in questo.

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Out out, che Dio mi perdoni. Mi chiedo come un errore del genere possa essere scivolato tra le maglie degli studi classici dell’autrice, del controllo dell’editor, del visto si stampi, delle 48 persone che hanno recensito il romanzo su Amazon. E siccome la storia mi è sembrata improbabile – ma il talento dell’autrice fuori discussione – adesso non so più  che pensare di questo libro. Davvero, non lo so più.

Mai più così vicina” di Claudia Serrano, Giunti editore. Se poi desiderate soffrire molto sotto l’ombrellone, suggerisco il sempreverde “La metà di niente” di Catherine Dunne.

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