Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

“Io invece voglio farcela. Per mia figlia”

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«Ho letto con molto interesse la tua risposta alla mamma che ha scritto la lettera del suo fallimento a Severgnini. Ebbene, io voglio insegnare a mia figlia a farcela, perché sono convinta che dalle difficoltà possano nascere delle grandi storie.»

Potevo rimanere insensibile a questo incipit? Non potevo. E Allora ho chiesto ad Amalia Di Carlo – questo il nome di mia interlocutrice – di dirmene di più.

«Sono una giornalista palermitana con esperienza nel mondo della comunicazione d’impresa. La maternità mi ha portato a rivedere la gestione del mio tempo, così ho deciso di ripartire dalle mie competenze e dai miei punti di forza dando vita a MAD Comunicazione, un’agenzia di comunicazione con un focus speciale sugli studi legali d’affari. Vorrei mandare un messaggio positivo alle donne che, come me, dopo la maternità fanno fatica a rientrare nel mondo del lavoro: le strade da imboccare sono difficili, ma esistono e vanno percorse»

Lavori a Palermo?

«No. A 19 anni mi sono trasferita a Milano dove mi sono laureata e ho cercato di realizzare il mio grande sogno: il giornalismo. Così ho iniziato la mia carriera presso un service televisivo dove ho fatto tanta gavetta come inviata, ho condotto telegiornali, mi sono divertita tantissimo, ho imparato moltissimo.

Terminata quell’esperienza ho lavorato per un’agenzia stampa sportiva fino ad approdare alla redazione di un noto magazine che si occupa di mercato legale. Lavoravo alla stesura degli articoli, moderavo eventi e ho condotto tre edizioni degli awards dedicati agli studi legali d’affari. Nel 2013 sono entrata a far parte dell’ufficio comunicazione di uno dei più importanti Studi legali d’affari italiani. Nel settembre del 2014 ho scoperto di essere incinta e nel febbraio 2015 il mio contratto è giunto a termine.»

E sei rimasta a casa.

«Detta così suona male. Non sono stata licenziata: semplicemente, le priorità mie e quelle dello studio in quel momento erano differenti. Inizialmente ero spaventata dal trovarmi senza occupazione – avevo sempre lavorato e non sapevo proprio come stare a casa tutto quel tempo! Temevo che dopo, con la piccola, trovare lavoro sarebbe stato davvero difficile.
Ma in realtà quella per me è stata un’opportunità: quella di godermi la gravidanza, prepararmi all’arrivo della piccola e in seguito potermi dedicare pienamente a lei. Credo che quel tempo trascorso senza fretta, con la possibilità di godermi tutti i giorni della mia piccola, sia stato un regalo impagabile.
Dopo che la mia bimba ha compiuto un anno ho iniziato a pensare a cosa avrei voluto fare da grande e come avrei voluto gestire le nostre vite. Il mio più grande desiderio era poter crescere la mia bambina e condividere con lei il quotidiano il più possibile. Avevo fatto dei colloqui ma sempre per impieghi full time per i quali avrei dovuto iniziare praticamente il giorno dopo. Mi spaventava lasciare la mia bimba da un giorno all’altro, uscire di casa alle 7 del mattino e rientrare alle 7 la sera, in tempo per la pappa serale e per la nanna. Mi ero promessa che avrei cercato in tutti i modi di essere il più presente possibile con mia figlia, un progetto difficilmente realizzabile in Italia dove non si ha ancora idea di cosa voglia dire smart working. Così ho deciso di ripartire dalle mie competenze, da ciò che avevo imparato, dalla mia professionalità. Mi sono fatta coraggio e ho dato vita a MAD COMUNICAZIONE, un’agenzia di comunicazione che si rivolge in particolare agli Studi legali e commercialistici d’affari. Non sono molte le persone specializzate in comunicazione con competenze in questo campo e come giornalista credo di essere un unicum.»

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Perché Mad?

«È l’acronimo dei nomi dei membri della mia famiglia. E poi un po’ di follia, sopra le righe, specie nella comunicazione non guasta.»

Quanti ti è costato aprire un’attività partendo “solo” dalle competenze?

«Al momento ho speso solo per l’apertura della partita IVA a regime fiscale agevolato. Ho costruito il sito internet tramite un app dal mio tablet: weebly, che mi ha permesso di lanciare la MAD COMUNICAZIONE in rete a costo zero. Sto lavorando per fare promozione sui social e spero davvero che il mio progetto funzioni. È vero di aiuti non ce ne sono. Per assurdo se avessi aperto una gelateria, ristorante, o negozio avrei potevo usufruire di investimenti a fondo perduto dalla regione o dalla Comunità europea. Ma trattandosi di una professione intellettuale, così è catalogata, non ci sono aiuti, neppure per l’acquisto del pc. Pazienza!
In questi giorni ho letto la lettera, indirizzata a Severgnini, di quella donna che ha dichiarato il suo fallimento. Io non la biasimo, ma personalmente voglio, fortissimamente voglio farcela, e non fallire! Non solo per me, ma per insegnare a mia figlia che dalle difficoltà possono nascere grandi opportunità. Che non deve arrendersi, mai! Che deve conoscersi, puntare su di se e sulle sue competenze. Che nulla ti è regalato, ma va conquistato. Che al giorno d’oggi la parola d’ordine è: reinventarsi! Che noi donne si, facciamo più fatica, ma vuoi mettere la soddisfazione di riuscirci?»

E il papà in tutto questo?

«Se non avessi avuto al mio fianco un compagno che mi ha sempre incoraggiata a seguire i miei sogni, non ce l’avrei fatta. La mia, quella della MAD COMUNICAZIONE è una grande scommessa, che spero proprio di vincere.»

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