Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Mamme in Parlamento – la visione di Silvia Tropea

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Silvia Tropea, avvocato matrimonialista e co-founder del magazine GenitoriCrescono, è tra coloro che parteciperanno all’incontro tra mamme della rete e Istituzioni – in calendario il prossimo 6 giugno in Parlamento – allo scopo di spiegare cosa significhi essere mamma oggi e quali difficoltà si frappongano al raggiungimento della conciliazione tra famiglia e lavoro.

Iniziativa che – debbo ammettere – mi lascia perplessa sin dalle intenzioni perché presuppone che il tema del work-life balance, pur determinante per la costruzione di una società moderna, sia da declinarsi esclusivamente al femminile e che spetti quindi alle mamme fare il punto della situazione e spiegare quali servizi e iniziative sarebbero necessari per mantenere l’equilibrio tra impegni familiari e professionali.

«Quando si affrontano questi discorsi, si fa genericamente riferimento a una ipotetica società a misura di mamma. Sono che io non voglio affatto una società così, preferisco una società a misura di tutti» dichiara subito Silvia Tropea. «Una società a misura di individuo e di nucleo famigliare – comunque composto – presuppone un’organizzazione scolastica nuova fatta di edifici funzionali e funzionanti, di fondi per supplenze e straordinari o per assunzioni di personale che copra orari scolastici più flessibili, di programmi e metodi didattici rinnovati. Un’organizzazione scolastica di questo tipo sarebbe un volano per l’economia, perché permetterebbe davvero un lavoro femminile paritario.

Per questo convengo con te nelle perplessità che esprimevi, perché temi del genere vengono associati alla figura materna. Un cambiamento culturale serve a tutti: alle donne, agli uomini, ai nuclei familiari e alle persone di ogni età. Si comprenda finalmente che l’accesso paritario al lavoro è un beneficio per l’intera società perché la parità è una condizione che eleva tutti, è un braccio teso per far salire a bordo chi è sul punto di soccombere. La parità di genere si riverbera inevitabilmente sulla parità economica tra strati sociali. Dove una donna lavora, serenamente e producendo un reddito adeguato, ci sarà sicuramente più benessere diffuso.
Nella realtà, invece, i compiti di cura sono ancora in gran parte sulle spalle delle donne e delle madri e questo è un fardello pesante della nostra società: i colloqui scolastici in orari difficili, ad esempio, non sono un problema delle mamme che lavorano, sono un problema della famiglia.
I tre mesi di vacanza estiva, ormai insostenibili, sono anch’essi un modo per aumentare quel carico familiare che pesa troppo spesso sulle donne e contribuire, temo ormai volutamente o colpevolmente, al divario nel lavoro.
Una riforma scolastica oggi dovrebbe farsi carico di una grande visione, di un progetto di rifondazione del sistema, di una vera e propria rivoluzione culturale, perché oggi il Paese è da un’altra parte rispetto alla sua scuola.

E non è solo un problema di organizzazione. Anche gli insegnanti si rendono conto che la didattica ha bisogno di nuove strade, i canali di apprendimento sono più vasti e variegati. Ci vogliono mezzi, fondi, ma soprattutto voglia di cambiare, progettualità, visione e coraggio di pensare sul lungo periodo e non alle prossime elezioni. E per me ora manca tutto.

Spero davvero che si riesca a portare questo dibattito davanti a una sede istituzionale e che ne esca un documento che venga accolto come documento trasversale da parte di chi ha il compito di promuovere un cambiamento attraverso le leggi»

Silvia, lo spero anch’io. Fatevi sentire.

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