Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Maria Rosa Neri, for women only

Durante questa intervista Maria Rosa ripeterà sette volte la frase “Non mi ferma nessuno”, cinque volte la parola “libertà” e altrettante la parola “rispetto.” Ci sarebbe molto altro da aggiungere per delineare questa ragazza – che scoprirò esserlo da tempo – ma la scrittura ha i suoi limiti: ad esempio non consente di sentire la voce né la risata, né si possono vedere gli occhi verdi che si increspano. Quindi è deciso, la prossima volta si gira un video.
Maria Rosa Neri è una consulente di immagine che dispensa suggerimenti a piene mani in un blog che le somiglia. Il payoff del suo sito specifica: per sole donne. Maria Rosa, perché?

maria rosa neri

– «Perché le donne sono esseri complessi, divertenti, stimolanti, rappresentano una vera sfida. Dico spesso che noi donne abbiamo vibrisse che ci permettono di intercettare i cambiamenti nell’aria, gli stati d’animo, le sfumature. Per me è emozionante riuscire a tirare fuori questa ricchezza nelle persone che si affidano a me, restituendo loro un’immagine coerente con ciò che sono e che fanno. Quando si parla di immagine la maggior parte di noi ha un atteggiamento ambivalente, perché si sente in dovere di rispondere a sollecitazioni diverse e talvolta contrapposte: magari abbiamo un animo creativo, ma siamo ingabbiate in ruoli che richiedono dress code che non sentiamo nostri e che tuttavia utilizziamo per mostrarci credibili – ecco allora gli abiti dal taglio severo e colori sobri -; allo stesso tempo avvertiamo in maniera potente l’esigenza di somigliare a noi stesse e avere un’immagine che ci rappresenti e ci esprima.
In altre parole: c’è una relazione intima tra ciò che siamo e che mostriamo, ma può capitare che ciò che mostriamo sia inadeguato rispetto l’ambiente in cui ci si muove e bisogna trovare un punto di incontro. Sono situazioni che ho vissuto in prima persona: sono imprenditrice nel settore abbigliamento da trent’anni, ho un percorso professionale sfaccettato e poliedrico che mi ha costretto a trovare un mio equilibrio tra dress code ed esuberanza.

E qual è?

– «Sono una donna-tubino dall’animo rock. Mi trovo a mio agio dentro abiti dalle linee pulite e femminili, per poi spezzare l’insieme con un accessorio di carattere o con tagli e colori inconsueti.»

Le regole, parliamone. Mia nonna sosteneva che si debba allungare la gonna dopo i 35 anni e coprire l’avambraccio dopo i 40. Sono diktat ancora validi?

maria rosa neri 2

– «Certo che sì, ma ricordiamoci che le regole sono fatte per essere infrante. Questo punto è importante e lo voglio spiegare. Quando una cliente si presenta da me e ancora non so nulla di lei, le basi da cui partire sono due: libertà e rispetto. La libertà è per me un valore primario per cui l’arrivo alla versione migliorata di se stesse è un traguardo che non va imposto alla cliente, ma un cammino che si percorre insieme a lei. Per questo motivo, davanti a certi format di grande successo trasmessi dai canali satellitari, alzo il sopracciglio: perché manca il rispetto verso l’interlocutrice a cui vengono imposti stili che non sente suoi, privandola del suo sacrosanto diritto a esprimersi. Detto questo, posso capire che le esigenze di spettacolarizzazione richiedano quel tipo di approccio. Che però non è il mio.

– I must have di ogni guardaroba, presto.

[ride forte] -«Omioddio, quanto odio questa parola. I must have. Ma che significa must have, ma che vuol dire! Quello che è imprescindibile per me può non esserlo per te, per i tuoi ritmi, i tuoi gusti, per la tua vita! Ed ecco che si ritorna al discorso della libertà e del rispetto della donna che ho di fronte.»

– Il tuo sito è molto ricco e generoso di informazioni. Non è una domanda, è un’affermazione.

– «Sono un’entusiasta, ma un’entusiasta analogica: ho dovuto ricominciare a studiare per capire come si sta in rete, come si leggono i dati, le conversioni, creare contenuti e un calendario editoriale. Studio di notte e lavoro di giorno: me, non mi ferma nessuno!»

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