Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Meglio una donna di cinquanta che due di venticinque (forse)

laura-boldrini

Quei pensieri che vengono in mente così, all’improvviso, mentre sei impegnato a fare altro.

Guido assorta verso la stazione, diretta a recuperare mio marito di ritorno dalla Polonia.

La radio al minimo, la mente rivolta alle solite cose: prenotare un esame, pagare le bollette, preparare la cena, Laura Boldrini.

Laura Boldrini?!

L’insensatezza del pensiero mi riporta a uno stato vigile, richiamando la mia attenzione a una foto vista di fuggita giorni prima e tornata prepotentemente alla memoria.

Nella foto la presidente della Camera è circondata da giovani uomini – forse guardie del corpo – che osservano attorno con circospezione. Eccetto uno di loro, che guarda lei. È quello sguardo ad essere rimasto nei chiaroscuri della coscienza: lo sguardo di un uomo che guarda una cinquantenne con desiderio.

Comunque la si pensi di Laura Boldrini come soggetto politico, come donna io la trovo, banalmente, bellissima.

Bella della bellezza strepitosa delle cinquantenni belle, quella che tracima dagli occhi, dalla risata libera, dalla postura rilassata (vorrei dire: dall’intelligenza, ma sarebbe facile retorica. Eppure sono convinta che, per arrivare a cinquant’anni belle così, sia necessario essere intelligentissime).

Belle come Roberta, classe ’64, rimasta nella memoria degli avventori del bar da quella volta che si tolse la giacca di pelle rimanendo in top e a schiena nuda, inconsapevolmente splendida, mentre le voci attorno a lei si spegnevano.

Belle come Stefania che quando le parli non solo ti guarda ma ti vede, persino.

Belle come tutte quelle amiche, conoscenti, colleghe che, allergiche al botulino, non riescono a invecchiare, rimanendo eternamente ragazze persino con le rughe e i chili di troppo. Con quella sfacciataggine irriverente che ti cattura, ti fa ridere, ti fa venire voglia di passare più tempo con loro. E belle come Laura Boldrini, appunto, che attira lo sguardo del trentenne di turno.

“Ascolta a me, di questi tempi la vecchiezza va coltivata come un bene rifugio. Per difenderci dai nostri coetanei si intende: quelli che corrono dietro alle ventenni per sentirsi vivi” – dichiara serissima Chiara, zazzera bionda su fisico filiforme – “Io espongo le mie rughe al pubblico ludibrio e non copro i miei quasi del tutto capelli bianchi. La naturalezza difende dalla stupidità”.

Sono d’accordo con lei, e le esprimo una gratitudine silenziosa mentre guido parcheggio l’auto dentro le strisce blu della stazione.
E mio marito di ritorno dalla Polonia – penso- sarà mica così matto, così tristemente banale, da preferire delle ventenni polacche a me?

Certo che si, mi rispondo.

Così mi avvio verso i treni, insultandolo mentalmente.

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