Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Mio marito, il dottor Doofenshmirtz

marito

Allora, cosa vuoi per cena?

“…”

Erika! Ti ho chiesto cosa vuoi per cena

[sguardo fisso sullo smartphone] “Mmmh, boh. Cosa c’è?”

Quello che vuoi. Ti faccio la tagliata con rucola e parmigiano. Va bene?

“Mmmh… Oppure?”

Oppure tagliatelle al sugo

“…”

O la pasta al tonno, se preferisci. O il branzino al forno. La torta di patate e salsiccia. Gli gnocchi!

“…”
Allora? Ti faccio le tagliatelle?

“Mmmh… Si. No, i sofficini

Ma come, i sofficini?!

“Con le carotine fresche. Con olio e aceto. E mais. Poco, l’aceto”

Mio marito sparisce in cucina a preparare sofficini e carotine, le sue doti culinarie questa volta sono andate frustrate. Peccato, perché aveva appena comprato un bel pezzo di tagliata apposta per la figlia.

Chi non ha mai visto Phineas e Ferb non può capire (Piccola digressione per chi non conosce la serie televisiva. In questo geniale cartone animato il protagonista cattivo è lo scienziato Heinz Doofenshmirtz, uomo spietato con un solo punto debole: la figlia Vanessa, sedicenne annoiata, supponente e malmostosa. Doofenshmirtz cerca disperatamente di conquistare l’amore e la stima di Vanessa, che reagisce ai suoi sforzi con sufficienza e degnazione. Santo cielo, che deja vu!)

Non me ne capacito. Mio marito fa un lavoro di alta responsabilità, che richiede sangue freddo e nessun coinvolgimento emotivo – ci sto girando intorno: un lavoro per il quale tocca essere un po’ stronzi. Eppure, quando si tratta delle figlie, eccolo scodinzolante come un cagnolino.

La figlia piccola è una personcina garbata e non se ne approfitta.

Quella grande lo tiranneggia senza pietà.
L’ho visto alzarsi all’alba per pettinare Erika con l’arricciacapelli prima di accompagnarla a scuola, in quinta elementare, quando lei era entrata nella fase li voglio ricci.
L’ho visto prendere tre aerei consecutivi per arrivare in tempo ad assistere alle sue gare di ginnastica ritmica, della durata di 100 secondi, e ripartire poche ore dopo. L’ho visto girare nei negozi per giorni, per cercare il cellulare del colore improbabile che piaceva a lei.

Erika, quando vuoi andare a letto?” Le ha chiesto ieri. Erano quasi le 23. Come sarebbe a dire, quando vuoi andare a letto? Ma mandala a letto e basta, è già tardi!

Quello che ne è seguito è stato un litigone sui Massimi Sistemi Educativi, con tanto di recriminazioni, accuse reciproche e minacce di divorzi imminenti. Erika nel frattempo ha salutato gli amici che aveva in chat ed è andata a letto con tutta la flemma possibile, dandogli un bacio sulla guancia che lo ha pacificato. Doofenshmirtz e Vanessa.

Posso capirlo: gli mancano le ragazze – le vede talmente poco! – e vuole rifarsi. Forse sono anche gelosa del fatto che riesca a entrare così bene in contatto con i figli, capirli anche più di quanto faccia io, che sto con loro sempre.

Ma c’è una cosa che non mi va giù: quando Erika fa qualche cavolata – e io la sgrido minacciando punizioni epocali – è lei a dire:Quando torna, lo dico a papà!

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