Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Monica, che crede nel lusso

Quando ho letto il tweet di Stefano Gabbana in risposta a Report sul caso Moncler – “Report, ma voi lo sapete cos’è il lusso?” – m’è scappato un sorriso.
Vivo una vita low cost ma, se dovessi rispondere a cos’è il lusso per me, il marchio Dolce e Gabbana non rientrerebbe nelle mie prime trenta opzioni.

Nelle prime posizioni ci sarebbe invece Monica Bertini: non la giornalista sportiva ma la sua omonima, una giovane imprenditrice – svizzera di nascita e perugina per scelta – che, andando in controtendenza, ha scelto di tornare in Italia per fare impresa e proprio nel settore lusso, producendo capi in cachemire di altissima qualità.

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Ho pensato molto a lei nel giorni scorsi: innanzitutto perché Monica contraddice il teorema secondo il quale per realizzare profitti è necessario produrre all’estero, poi perché è una persona così piena di fascino ed energia, con una vita talmente singolare, che non avrei potuto non parlare di lei in questo blog al femminile.

Monica non si è mai resa le cose facili: avrebbe potuto mettersi comoda nell’azienda di famiglia, invece ha scelto di studiare arte per poi andare ovunque nel mondo potesse esprimere i suoi talenti. Da vent’anni si divide tra New York, Costa Rica, Miami, Londra e i paesi del Mercosur lavorando come stylist e nella direzione creativa di aziende fashion.
Gli ultimi dieci anni li ha trascorsi in Cina –  a Shanghai –  dove è stata multimedia artist per grandi eventi.

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Rientrata in Italia Monica, assieme al fratello Luca, ha lanciato il marchio Muusa® occupandosi della collezione Cachemire Couture e non in un posto qualsiasi: a Corciano, cioè a pochi passi dal regno di Brunello Cucinelli.

Mi accoglie nel suo studio in cui ogni oggetto è un pezzo unico, a cominciare dalle poltroncine Art Decò scovate in un negozio di Shanghai e rivestite dalle sete colorate dei qipaos degli anni Trenta.

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Monica, come al solito vai in controtendenza. Perché realizzi i tuoi capi in Italia?

Dopo molti anni di ricerca nel Design e nelle Arti in Europa, America e Asia, e una grande passione per l’innovazione e la qualità del Made in Italy di prestigio, sono tornata in Italia con la voglia di creare in modo etico promuovendo le eccellenze artigianali, che poi credo siano la vera forza motrice di un paese meraviglioso  che però ha bisogno di rinnovarsi.
I quasi 10 anni che ho trascorso in Asia, che ho amato profondamente, mi hanno permesso di vedere da vicino i lati oscuri della produzione del lusso, alimentato dalle nostre case di moda, e che non rappresentano assolutamente il sogno sotteso: maltrattamenti, inquinamento, abusi. E per cosa? Per pagar meno un capo prodotto ai danni di qualcun altro, alimentando i mercati paralleli degli orrori dove la parola ‘etica’ non fa parte del vocabolario degli addetti ai lavori?

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MUUSA nasce dalla sinergia con mio fratello Luca, specializzato in arte multimediale interattiva, a capo di un progetto per un sistema di composizione musicale in tempo reale innescato dall’interazione ambientale e umana.

Produciamo in Italia perché é ancora espressione di qualità, stile e tradizioni. La passione per il bello é insita nel dna italiano, forse grazie alla ricchissima storia che ci ha caratterizzati, e che ci auguriamo rivivrà appieno in un secondo rinascimento del quale vogliamo essere parte. I nostri distretti, eredi delle tradizionali botteghe rinascimentali, oltre ad essere motivo di grande prestigio, hanno fortemente contribuito ad aiutare un’economia in crisi. Partendo dall’ Umbria, cuore verde d’Italia, di fama internazionale per gli standard di eccellenza nella produzione di cachemire, con filati di alta qualità certificati ISO 14001 (protezione ambientale) e OHSAS 18001 (salute e sicurezza).

Prediligiamo quindi una manifattura di livello – sicuramente più cara dei lavoratori sottopagati dei reami multinazionali – capace di offrire il “bello e ben fatto“.

Inoltre crediamo fortemente che preservare le risorse del pianeta sia di primaria importanza, così come mantenere alta la qualità e la durata dei prodotti: la carta da noi utilizzata (dal packaging ai cataloghi) è Made in Italy e certificata Forest Stewardship Council (FSC): per ogni albero utilizzato, un altro e viene piantato.

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Credi ancora nel sistema italia?

Credo che l’Italia abbia ancora un potenziale enorme, anche se in molti ambiti viviamo un pericoloso stallo generato da burocrazia aberrante, tv-shows lobotomizzanti ed un sistema politico-finanziario malato. Questo, insieme ad una politica che ci danneggia fortemente.

Credo nel fattore umano, quando fa le cose con amore; quindi credo negli artigiani, nelle loro abiltà tramandate di generazione in generazione, nella passione e nella cura che trasferiscono al prodotto. Credo però che stiano soffrendo perché non aiutati a sufficienza dal nostro malgoverno che privilegia i pochi senza aver compreso che solo la creatività (o la bellezza) ci salverà.

Non credo nel sistema Stato-Banche in una fase sconcertante che andrebbe presa di petto: dai fondi della Comunità Europea restituiti anziché essere usati – per incompetenza, paura, burocrazia, corruzione – ai giovani persi nei meandri del precariato.

Credo nella forza dei creativi e spero che l’unione di eccellenze distinte possa fare la differenza, e che accada a breve. Perché in fondo, l’Italia é ancora conosciuta internazionalmente per l’arte, le botteghe, la cucina, il vino e per l’eccellenza che mastri artigiani si tramandano da generazioni, e dovrebbe puntare sul recupero delle tradizioni.

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Qual è il valore aggiunto che può dare un capo made in italy

Design, qualità dei materiali, cura nella lavorazione. Emozione. Grande professionalità.
In tutto il paese, ci sono 39 distretti produttivi della moda attivi – Da Belluno (occhiali) a Como (tessuti pregiati), a Perugia (cachemire), a Castelfiorentino o Valdarno (pelletteria) – con circa 174.000 aziende di produzione e oltre 1,2 milioni di persone impiegate.
Mentre la moda italiana contribuisce positivamente alla nostra bilancia economica anche grazie alla protezione delle filiere, non é così per Francia e Spagna.

Ritieni che la tua sia una scelta premiante?

Credo di si, perché prediligere le eccellenze, locali o internazionali che siano, ridà prestigio al fattore umano. Quando sono rientrata, non avrei mai immaginato di inglobare nel precedente progetto di arte applicata al benessere anche il cachemire, grande passione da sempre. Passo dopo passo, unendo esperienza e conoscenza, abbiamo deciso di estendere ad un ventaglio di prodotti esclusivi, da abbigliamento a componenti d’arredo. La passione per forme e ‘concetti innovativi’ é servita da ispirazione per integrare l’arte delle tradizioni con quella di un abbigliamento multifunzionale contemporaneo, espressione di versatilità e stile.

Il distretto umbro ha raggiunto i più alti livelli di progettazione, tessitura e produzione di cachemire, con la garanzia che il valore di questi prodotti rimane nel tempo; è un polo unico in cui atelier rinomati hanno fissato gli standard per celebrare l’eredità manifatturiera italiana. Questa eccellenza ha ricevuto i massimi riconoscimenti e onori nel settore della moda di lusso.

Inoltre, il cachemire lavorato in Umbria si é da tempo differenziato dagli altri non solo per l’estetica, la purezza della nostra acqua, requisito ideale di lavorazione, e per gli standard di produzione, ma anche per una nuova tendenza: la tracciabilità degli animali e di tutte le fasi di produzione del cachemire “grado A” (solo 250 gr all’anno di peluria delicatamente pettinata dall’animale). Inoltre la Tecnologia d’avanguardia garantisce alla materia prima i massimi livelli di purezza e di controllo delle fibre che acquistano magia con i pigmenti vegetali di Guado, Blu (estratto dalla Isatis Tinctoria coltivata in Italia), con una tradizione di tintura antica e preziosissima.

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Si può ancora parlare di lusso durante una crisi economica?

Malgrado un’economia di mercato in difficoltà, le esportazioni verso i paesi emergenti del Made in Italy di alta gamma (o lusso) – soprattutto nella moda – degli ultimi anni sono state in ottima crescita e fondamentali per la salvaguardia dell’Italia: dal design alla qualità dei materiali ed alla cura nella lavorazione.
Il Lusso é ciò che molto denaro può comprare, oppure ciò che il denaro non può comprare: dipende dalla prospettiva. Per noi Italiani é spesso la seconda, vale a dire che crediamo ancora nel valore dei dettagli, non urlati ma raccontati; dei prodotti unici e speciali; delle contaminazioni tra arte, moda e design, della ricerca e sviluppo seria.

Sicuramente l’obiettivo ultimo é quello di proporre ‘il bello’ per molti, concentrando eccellenze nazionali ed internazionali che possano dar vita ad un continuum etico.

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