Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Non voglio crescere!

A cosa stai pensando?chiede Giulio massaggiandosi l’avambraccio dolorante.
Non gli rispondo subito. “Non so se riesco a spiegarlo. È che da quando sono finite le elementari ho paura di ritrovarmi grande all’improvviso senza aver avuto il tempo di capire il mondo. L’altro ieri mio papà ha fatto un discorso strano. Quando si cresce – ha detto – i problemi aumentano. Più si diventa grandi e più crescono di numero. A me è sembrata una sciocchezza: i problemi, ho pensato, sono sempre gli stessi da migliaia di anni e non possono aumentare. Ma adesso mi sta venendo il dubbio di essere io quella incapace di vederli. È terribile questa cosa, rischio di ritrovarmi adulta e avere un sacco di problemi a mia insaputa!”
Ma Giulio ha smesso di ascoltarmi. Prima che riesca a finire il discorso è già scivolato in fondo all’autobus con i suoi nuovi amici. Tra due fermate scenderà con loro e a me viene voglia di piangere. Oh no, di nuovo!

Mavi è figlia unica, non ha nessuno che le spieghi come funziona il mondo. Nessuno a parte Petia, l’implacabile allenatrice dei corsi di ginnastica ritmica, e Giorgia, la sua baby sitter punk; nessuno a parte Giulio, il suo amico di sempre ora improvvisamente distratto e distante, ed Elena, la rivale che comunica attraverso i silenzi.

Grazia Deledda scriveva che si cresce dolorosamente. Mavi sarebbe completamente d’accordo

Dieci anni a mezzo (ma non voglio crescere)

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