Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Nostalgia degli anni Ottanta

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Li ho incrociati mentre accompagnavo mio figlio a scuola, padre e figlia sotto lo stesso ombrello.
Erano entrambi biondi – la ragazzina conservava quel biondo luminoso dell’infanzia – e indossavano giacche pesanti. Chiacchieravano tra loro nella maniera concitata di chi cammina sotto la pioggia, lei saltellava per evitare le pozzanghere e sporcare così le scarpe sportive rosse. E non so se è stato per via di quel biondo, o per quelle giacche pesanti, o per il colore inconsueto delle scarpe di lei, che mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, negli anni Ottanta. Forse è stato per via dei capelli ricci e svolazzanti della ragazza, così diversi dal liscio standard delle sue coetanee. Fatto sta che l’autunno, la pioggia, quei capelli, mi hanno fatto precipitare dentro una nostalgia senza nome ma che potevo identificare in un periodo ben definito. Gli anni Ottanta, appunto.

Io li ho odiati, gli anni Ottanta. Avevo atteso il decennio successivo sapendo che mi avrebbe tirato fuori dalle mie tante insicurezze, e così è stato. Avevo odiato la vita della città di provincia con i suoi riti, l’opulenza, il benessere ostentato. Cosa mi mancava adesso per farmi provare quello struggimento? Forse la vita della città di provincia, l’opulenza, il benessere ostentato. Le scarpe di marca pensate per durare, così bisognava prestare attenzione a non rovinarle dentro le pozzanghere. Le giacche – sì, quelle giacche – pesanti, sgraziate colorate, costosissime, che costringevano quelli come me a cercare un’imitazione che si avvicinasse quanto più possibile all’originale. L’odore di grasso del Barbour, che per me rimane buonissimo. L’odore da antitarme di Giorgio, il re dei profumi anni Ottanta, e quello denso di Poison, ché ogni tanto mi capita di incrociarne una traccia ed eccomi di nuovo nella metropolitana di Londra dove lo indossavano praticamente tutte. Il mondo prima della globalizzazione. I prodotti che trovavi all’estero e solo lì, e te li dovevi far portare. I capelli gonfiati con la schiuma e la terra abbronzante per il viso in vasetti di coccio. I ragazzi in motorino e l’odore di miscela per le strade che annunciava la primavera. La pubblicità in cui una bambina di sei anni tornava a casa da sola sotto la pioggia e la cosa era perfettamente plausibile. Mille lire in tasca, ed eri ricco.

Ecco cosa mi mancava.

Ho guardato la coppia allontanarsi e ascoltato il padre rassicurare la figlia sullo stato di salute delle sue scarpe scarpe. “Muoviti, fa niente se si sporcano, dai. Ne hai tante altre!” E allora mi sono resa conto che non solo gli anni Ottanta erano finiti, ma anche che sono passati quasi vent’anni dal Duemila. E questo non va affatto bene.

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