Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Punta Navaccia: Trasimeno e Variaghi distratti

Il treno regionale che da Firenze porta a Perugia richiede pazienza, spirito di sopportazione e tempo da perdere.
Il gruppo di adolescenti che ho davanti mi aiuta a non morire di noia: quattro ragazze e tre ragazzi che parlano tra loro in una qualche lingua nordeuropea, lunghi, glabri e umidicci come si conviene alla gente di quelle latitudini.
Le ragazze hanno facce paonazze e piedi enormi, i ragazzi celebrano la loro amicizia dandosi reciprocamente manate paurose. Ogni tanto un adulto (un genitore? un insegnante?) si sporge verso loro abbaiando qualcosa che li fa scoppiare in risate scomposte.

Affianco a me quattro ragazzi italiani. Si ignorano vicendevolmente, concentrati come sono sui loro smartphone.
Il treno intanto attraversa quella terra di mezzo che non è più Toscana e non è ancora Umbria. Colline, calanchi, torrenti che spariscono dietro una curva lasciando intravedere case coloniche e borghi medioevali. In lontananza brilla il lago Trasimeno e le sue tre isole.

Mentre i ragazzi biondi sono impegnati a chiacchierare tra loro penso che dovrei richiamare la loro attenzione e indicare il panorama. Sono turisti, no? E allora che guardino fuori dal finestrino! Non esiste niente di simile nel loro paese di ghiaccio e abeti.
I ragazzi italiani, intanto, continuano a chattare.
Anzi, no: quelli vicino al finestrino hanno sollevato lo sguardo e adesso osservano l’alternanza di viti, pioppi, uliveti, campi di girasole. “Dove siamo?” chiede uno di loro. Nessuno risponde, però adesso tutti guardano il panorama.
Tuoro, a siamo a Tuoro sul Trasimeno.

Fuori scorrono le colline abitate dagli Etruschi, i borghi dalla sfumatura azzurra della pietra serena, i luoghi di San Francesco, i panorami che hanno ispirato Leonardo da Vinci.
Ehi tu, Odino, guarda fuori!
Variaghi, osservate quei filari di pioppi, ammirate i castelli che dominano la collina, le rocche, le antiche torri di avvistamento! Perdetevi nella bellezza delle tre isole verdi e boscose che galleggiano sull’azzurro del lago. Non sembra un sogno?

Sono così contrariata dall’indifferenza di quei turisti che sono tentata di costringerli a interessarsi al mondo là fuori. Ma – mi accorgo – i Variaghi hanno fatto una cosa incredibile: hanno oscurato il vetro con la tendina e si sono appisolati. A pochi centimetri da loro c’è l’Italia della Grande Bellezza, c’è l’Umbria incontaminata – così diversa e vera da quella dei grandi flussi turistici. E loro dormono.

I ragazzi italiani guardano fuori, ammirano i panorami della bassa Toscana. Brilla il Trasimeno, brillano le sue isole, brillano le colline attorno al Lago.

Quando ero bambina mio padre raccontava sempre come i soldati cartaginesi guidati da Annibale si nascosti proprio dietro quelle colline e avessero atteso tre giorni che le truppe romane abbassassero le difese per sorprenderle all’alba di una notte passata a bere e gozzovigliare. Quando i Cartaginesi si abbatterono su di loro, i Romani dormivano ancora.
Fu una disfatta epocale, oggi ricordata in quel museo a cielo aperto che è il Parco Contemporaneo “Campo del Sole” situato proprio accanto al molo di Punta Navaccia di Tuoro, così pieno di simbologia e mistero.
A ogni modo, i soldati romani sopravvissuti allo scontro si ritirarono, altri scavalcarono le colline che avevano nascosto il nemico e fondarono Pitulum che poi divenne Umbertide che poi divenne il paese natale di mio padre e della mia famiglia. Quindi vedete – Variaghi che non siete altro – quanta storia dentro le piccole storie.

Ma i Variaghi dormono.

I ragazzi italiani invece no, loro guardano tutto quel luccichio azzurro e verde, i borghi di pietra serena, le vele che solcano il Trasimeno, e assorbono la bellezza che c’è attorno. “Siamo arrivati” dice uno di loro invitando gli altri a preparasi a scendere.
Io li vorrei abbracciare.

Perché lo so che i Variaghi hanno scuole migliori e un alto senso civico, lo so che hanno economie forti e politici onesti, però intanto stanno sonnecchiando. I loro coetanei italiani sono ben svegli e a breve ammireranno la costa dalle barche a vela, saliranno sul castello dell’Isola Maggiore, balleranno sui bordi delle piscine, mangeranno carne alla brace e assaggeranno i vini aromatici del Trasimeno. Parteciperanno alle sagre, ai concerti, alle feste che animano l’estate lacustre, circumnavigheranno il Trasimeno in bicicletta fermandosi a mangiare torta al testo e pesce fritto. Magari invidieranno i bambini che giocano nei parchi a loro dedicati, o gli adulti liberi di oziare sotto le querce e i lecci. Magari nella casa mobile accanto alla loro incontreranno Variaghi capaci di vedere tutta quella bellezza, forse gli stessi che sonnecchiavano in treno e che per questo sono scesi alla fermata sbagliata.

In collaborazione con Camping Punta Navaccia

Share this Story
loading...