Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Quando tua madre non ricorda più

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All’inizio ti sembra normale che qualcosa si perda per strada: c’è tanta vita alle spalle – amori, lavori, figli, delusioni, soddisfazioni -e di tutto quel passato restano tracce confuse. Stupisce, certamente, che emergano dalla sua memoria particolari insignificanti: il nome della tua maestra in terza elementare, un vestito indossato in un’occasione felice. Pennellate di colore su fondo grigio. Il fatto che esista una memoria condivisa è confortante e ti definisce: sei stata quella bambina, quella ragazzina, che tua madre ricorda.

Poi magari capita di trovare in rete la foto di un tuo fidanzato di tanti anni fa, una persona che per te è stata importante, e gliela mostri: guarda, è ancora un bell’uomo. Ma quel ragazzo, lei non lo ricorda più. Eppure è stato a casa sua per anni, le ha portato regali, hanno mangiato assieme. La sua scomparsa dalla tua vita ha determinato scelte e cambiato percorsi, ma niente. “Ah sì, sì, adesso ricordo” dice per placarti, ma non è vero, le leggi l’imbarazzo nello sguardo.
Allora le racconti altre cose ancora: quella vacanza nell’87, il viaggio che avete fatto assieme, la volta che hai lavorato a Londra. La vedi fare sforzo di memoria: dov’è che lavoravi? E che anno era?
Non ha un disturbo neurologico, lo avete già appurato. È che gli avvenimenti sono stati tanti, se guardi le foto di quando era ragazzina ti sembra di entrare in un altro secolo, un’altra epoca, e capisci che ha pieno diritto di scremare i ricordi. I film storici che guardi in tivu sono ambientati negli anni in cui era bambina, normale che perda dei pezzi lungo il cammino. Peccato che siano i tuoi pezzi.
Succede, ma quando succede hai un piccolo mancamento, ti sembra che anche la tua identità si sfilacci, se non è tenuta insieme dal suo ricordo. Quel momento per te così gioioso, o triste, o importante, lei non se lo ricorda più. Ti senti sola. Così ti imponi di evitare di fare altrettanto: scrivi, scrivi, scrivi per consegnare ai tuoi figli il ricordo di quello che siete stati assieme, per impedirgli di sentirsi soli, un domani. La scrittura compenserà la tua memoria. Cerchi di richiamare alla mente il loro viso da bambini e da neonati, e fai fatica. Dalla mente escono particolari poco importanti – una tutina, un gioco che a loro piaceva tanto e chissà dov’è finito. Pennellate di colore su un fondo altrettanto colorato, da fissare su una pagina prima che diventi grigio.

 

Sul tema, per associazione di idee, tre libri bellissimi: “L’arminuta” di Donatella di Pietrantonio, “Mille anni che sto qui” di Mariolina Venezia e La casa degli spiriti di Isabel Allende

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