Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Quarto anno all’estero: tutto quello che ho imparato a mie spese

Quando la primogenita frequentava il liceo, la prospettiva di frequentare il quarto anno all’estero era ancora pionieristica.
Una manciata d’anni più tardi sarebbe diventata una realtà consolidata, tanto che avevo progettato di mandarvi la secondogenita. Salvo lasciar colpevolmente scadere i termini per presentare la domanda.
Per contenere la frustrazione della ragazza, le avevo offerto un mese di working experience in Irlanda con l’agenzia Master Studio (leader nei soggiorni di studio all’estero e col miglior rapporto qualità/prezzo e varietà dell’offerta tra quelle prese in esame. E ne avevo esaminate tante!)

Ma adesso il problema si ripropone. Sì, perché adesso gli amici partiti per scuole straniere postano stories e foto che riempono chi le guarda di invidia, curiosità e rimpianto.
Siccome il mio errore deve mutuare in qualcosa di positivo per avere un senso, e siccome ho un terzo figlio che ha già iniziato a risparmiare, ecco a voi un compendio esaustivo di quanto ho imparato sul tema

Quarto anno all’estero: cosa c’è da sapere

Innanzitutto, il quarto anno non dura necessariamente un anno. Di fatto i periodi di studio possono essere inferiori – tre, sei, nove mesi – in base a variabili che vanno dalla propensione del ragazzo all’autonomia ai programmi scolastici della scuola di partenza e quella di destinazione.

Il quadro normativo di riferimento è dato dalla nota del Miur nr.843 del 10 aprile 2013 che parla genericamente di “mobilità studentesca internazionale individuale”, dettando le linee guida a cui le Scuole debbono attenersi.
Il mio consiglio, tuttavia, è di confrontarsi sempre direttamente col referente scolastico del proprio istituto per evitare sorprese sui tempi e le modalità di presentazione della domanda, che possono variare in base alla scuola di destinazione e al suo programma di studi.

Caldamente consiglio anche di non perdere tempo: se si è anche vagamente interessati a mandare il ragazzo a studiare all’estero, è meglio iniziare a raccogliere informazioni con un anticipo di almeno un anno per svolgere con serenità le pratiche burocratiche e raccogliere le informazioni necessarie, ché saranno tante. Insomma: non fate come me, muovetevi per tempo.

E se lo studente pratica un’attività a livello agonistico?

Se poi il ragazzo ha esigenze particolari – ad esempio svolge un’attività sportiva a livello agonistico o è un musicista appassionato – è bene considerare i programmi Select che consentono di scegliere area geografica e scuola ospitante.

Nel caso poi lo studente non voglia tornare a casa, Master Studio offre la possibilità di frequentare un intero biennio (Exchange Program F1) vivendo e studiando in una Boarding School (e la mente vola verso architetture austere, studenti in divisa e diplomi blasonatissimi. Avendo conosciuto da vicino la realtà di Boarding School irlandesi, coi loro prati verdi su cui i ragazzi giocano a rugby, se ne avessi avuta la possibilità questa sarebbe stata la mia prima scelta.)

Il ragazzo è impaziente di partire? La soluzione c’è

Il quarto anno può essere un terzo anno. Anche se solitamente il periodo di studio all’estero viene svolto nel quarto anno di Scuola Superiore, si può partire già dal terzo. Da valutare anche la possibilità di trascorre i mesi estivi in una Summer Prep Academy , se non si vuole rinunciare a un percorso di studi all’estero ma nemmeno perdere la frequenza nella propria scuola.

Cosa succede quando si rientra a scuola?

Solo cose belle: la normativa scolastica italiana, infatti, rende possibile il riconoscimento degli studi effettuati e valorizza le competenze, soprattutto trasversali, conseguite all’estero.

L’iscrizione degli studenti provenienti da un corso all’estero non comporta la perdita dell’anno scolastico ma può essere prevista un’eventuale prova integrativa su alcune materie indicate dal Consiglio di Classe e comunque non presenti nel piano di studi della scuola estera (C.M. 236/99).
Inoltre la Circolare Miur n. 181 del 17/3/97 sottolinea il valore dell’esperienza di studio all’estero e prevede che il Consiglio di Classe acquisisca dalla scuola straniera i risultati degli studi compiuti anche ai fini dell’attribuzione dei crediti scolastici.

Insomma, lo studio svolto all’estero non penalizza ma, al contrario, può alzare in maniera considerevole il voto del diploma.

E una volta adulti..

Il periodo di studio trascorso all’estero decide la carriera e la vita di chi lo fa. Lo so, suona snob e classista, ma è così. Capacità di adattamento, intraprendenza, responsabilità e inglese fluente fanno la differenza quando si tratta di accedere al mondo del lavoro. E – questa è una valutazione assolutamente personale – consentono anche di fare il punto su se stessi in un’età che può essere di grande smarrimento.

Le informazioni non sono ancora sufficienti? Mi arrendo e rimando a questa pagina .
Di niente!

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